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23-26 Settembre 2010, Chianciano: Seminario Nazionale di Sinistra Critica

La crisi non è terminata e non terminerà molto presto. Dopo la fase delle bolle speculative e dei salvataggi finanziari è invece arrivata quella del "massacro sociale" con la prima finanziaria "europea" della storia. Il fronte delle classi dominanti di tutta Europa ha deciso di far pagare tutto il conto della crisi ai lavoratori e alle lavoratrici e la manovra finanziaria di Berlusconi e Tremonti, quella conservatrice di Merkel e Cameron, quella "progressista" di Zapatero, hanno tutte lo stesso segno: una "guerra di classe" i cui effetti non sono ancora del tutto visibili.
La crisi non è un incidente atmosferico o una calamità naturale. Ha precise ragioni, una sua logica interna e produce effetti sociali dirompenti. Il seminario di Sinistra Critica - che quest'anno si tiene a Chianciano, in Toscana - vuole cercare di capire cos'è davvero la crisi e indagare meglio e da vicino com'è fatto oggi, cosa pensa, cosa può proporre quel soggetto di classe di cui c'è un disperato bisogno. Capire la crisi, capire il soggetto che deve combatterla, immaginare vie d'uscita anche sul piano di proposte alternative alla logica dominante. [continua]

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LA RICOSTRUZIONE A SINISTRA SI FA CON L’OPPOSIZIONE SOCIALE. LE IDEE E LE PROPOSTE DI SINISTRA CRITICA

Si è riunito domenica 20 aprile il Coordinamento Nazionale di Sinistra Critica per discutere delle elezioni. Questa la sintesi della discussione.

Le elezioni del 13 e 14 aprile segnano la chiusura di un ciclo della sinistra e un’uscita a destra dalla lunga transizione italiana. Le destre capitanate da Berlusconi vincono con i numeri e nella società consolidando un blocco sociale e una presa “culturale” sul paese – regressiva, individualista e intollerante – che costituisce a suo modo una risposta alla crisi economica e ai meccanismi della globalizzazione. Lo stesso voto alla Lega, la vera vincitrice delle elezioni, rappresenta una risposta “radicale e di massa” alla crisi, alle scelte compatibiliste del Pd e una soluzione localistica e tendenzialmente xenofoba che innesta una nuova guerra tra poveri. [continua]