giornale
La precarietà uccide
Il grido di rabbia e di dolore degli operai della Thyssenkrupp ha riportato alla ribalta, anche mediatica, la condizione operaia e lo sfruttamento del lavoro. [continua]
La violenza sulle donne non ha passaporto. E' maschile
La vera e propria isteria collettiva cui stiamo assistendo, alimentata ad arte da ampie dosi di cinismo politico che hanno mosso Veltroni e Prodi nel tentativo [continua]
Sinistra anno zero
L’indubbio successo del “vaffanculo day” di Beppe Grillo, e del suo comizio a Bologna, ha dato il via al dibattito sulla reale o presunta “crisi della politica”, [continua]
Nè scalini nè scaloni
Editoriale ( SinistraCritica N°3 - Giugno/Luglio)
Con l’approvazione del Dpef e l’apparente scontro tra governo, sindacati e la stessa Rifondazione comunista, abbiamo raggiunto il culmine della cosiddetta strategia di riduzione del danno.Siamo talmente prigionieri di questa logica che sembra di vivere in un altro pianeta se si continua a ritenere, come facciamo noi, che un governo realmente di sinistra non dovrebbe neanche discutere del tema previdenziale se non per mettere mano a dieci anni di controriforme ai danni dei lavoratori. [continua]
Sulla guerra non si media
( Numero 1 - Aprile 2007: Editoriale)
Il Parlamento ha votato il rifinanziamento della missione militare in Afghanistan. E mentre chiudiamo questo numero del giornale, proprio da Kabul arriva la terribile notizia dell’uccisione di Adjmal Nashkbandi, l’interprete di Daniele Mastrogiacomo, abbandonato da Karzai nelle mani dei talebani, in ossequio alla politica Nato di non lasciare nessuno spazio alle trattative sugli ostaggi. [continua]
Sinistra Critica mensile
[Numero 0 - Marzo 2007: Editotiale]
Siamo tutti e tutte Franco Turigliatto!
La scelta del Prc di espellere Franco Turigliatto ci apre una ferita gravissima nella storia di Rifondazione, che fino ad oggi mai aveva adottato simili decisioni. Per la vicinanza e la solidarietà che proviamo nei confronti di Franco e per la condivisione della sua linea politica, percepiamo e viviamo la decisione del partito come un allontanamento collettivo della nostra area a cui, ovviamente, ci opporremo. [continua]



