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MOBILITAZIONE D'AUTUNNO? VEDIAMOCI IL 9 SETTEMBRE
La relazione introduttiva della riunione del 9 settembre a Roma
La riunione di oggi è l'apertura di un confronto sull'urgenza e le caratteristiche di una mobilitazione politica e sociale nel nostro paese – per l'autunno ma non solo per l'autunno – ma è anche un passaggio del percorso che alcune soggettività politiche e sociali hanno avviato dal 9 giugno 2007 a oggi.
In questo percorso ci sono stati dei risultati minimi ma importanti. Abbiamo infatti contribuito alla nascita e alla continuità del Patto contro la guerra che – sia con il governo Prodi che con quello Berlusconi - ha tenuto in piedi l'iniziativa antimilitarista e un livello di analisi avanzato sul ruolo dell'Italia dentro la guerra permanente. Abbiamo anche contribuito a creare le condizioni per il superamento della frammentazione del sindacalismo di base che si appresta a dare battaglia a tutto campo nelle prossime settimane. Sono risultati minimi ma veri che hanno tenuto in piedi la mobilitazione e il dibattito quando la sinistra era appiattita sul governismo a fianco di Prodi operando una rottura con i movimenti sociali e lo hanno fatto anche quando la sinistra di governo ha smobilitato dopo la sconfitta elettorale di aprile seminando disorientamento e demoralizzazione
Con l'incontro di oggi intendiamo lanciare la sfida affinché i movimenti sociali e un'area della sinistra anticapitalista (che ci auguriamo possa e sappia ampliarsi) entrino in campo dandosi un percorso e una agenda di mobilitazione e confronto politico sui temi di fondo che richiedono una opposizione al nuovo governo e una alternativa alla coazione a ripetere che ci viene riproposta dalle forze politiche della sinistra che non sembrano aver tratto lezioni dagli avvenimenti politici di questi anni.
Questo atteggiamento a fronte della diffusione e penetrazione di una egemonia culturale reazionaria e fascista nei settori popolari e giovanili diventa ancora più grave. I fascisti che accoltellano i compagni si sentono alle spalle un senso comune reazionario che incontra scarsa resistenza e di cui i partiti della sinistra portano enormi responsabilità.
La situazione sociale è pesantissima sotto ogni punto di vista. Ad esempio, un recente sondaggio rivela che ormai carovita e disoccupazione sono i primi problemi per la società, mentre la sicurezza è scesa al quinto posto. La "lotta di classe" che governo e Confindustria praticano contro i lavoratori rivela ormai una arroganza che riporta il paese agli anni cinquanta. Licenziamenti politici e licenziamenti di massa, sottrazione diretta di quote di salario dalle buste paga, aumento del comando e degli apparati coercitivi sui posti di lavoro e nella società, abolizione della contrattazione collettiva sono sotto gli occhi di tutti.
Questo scenario economico-sociale è estremamente vulnerabile anche sulla base degli scossoni della crisi internazionale.
Il processo regressivo messo in campo sul piano economico e sociale è reciprocamente connesso con l'emergenza democratica e la restaurazione culturale. Il governo e le amministrazioni locali (di centro-destra e di centro-sinistra) riducono sistematicamente gli spazi di libertà individuali e collettivi alimentando tra l'altro un razzismo che produce guasti profondi. Il PD scatena una competizione a destra con il governo su tutti i terreni e il Vaticano approfitta della ritirata politica e culturale per ipotecare ogni aspetto della vita sociale e dei diritti civili.
Parallelamente, in uno scenario che vede acutizzarsi la competizione tra le varie potenze (vedi la guerra nel Caucaso) e i rischi di guerra, l'Italia rimane pienamente attiva nella sanguinosa occupazione dell'Afghanistan (ormai diventato un mattatoio per la popolazione civile), non recede dalla militarizzazione del territorio (a Vicenza ma non solo) e reintroduce il militarismo come fattore di egemonia culturale nella società ostentando capillarmente pattuglie di militari nelle aree metropolitane.
Ci sarebbero dunque tutte le condizioni obiettive per cercare di avviare una controtendenza politica, sociale e culturale che dia battaglia nei prossimi mesi. Ma con quali strumenti, quali interlocutori, quale agenda? E' questo il senso del confronto di oggi
La prima questione da discutere sono i punti su cui ingaggiare la sfida del conflitto sociale reale e non accontentarsi più della rappresentazione del conflitto sociale stesso. Questo è un punto dirimente. Intorno a questo programma di opposizione è possibile o no creare una convergenza, una alleanza attiva di forze sociali, politiche e intellettuali che riescano a pianificare un percorso di iniziativa legato ai settori sociali e non ai riti della politica? Qui c'è da discutere, valutare e decidere collettivamente sulla base dell'analisi concreta della realtà concreta. Si tratta di operare una rottura culturale con il modo di discutere e di procedere seguito in tutti questi anni che ha portato alla crisi i partiti della sinistra e che oggi rischia di essere riproposto come coazione a ripetere e che mette a disposizione come orizzonte politico solo le elezioni europee e non la ripresa, la crescita, il consolidamento di una opposizione politica e sociale effettiva nel paese.
Nella piattaforma ampia che proponiamo ci sono ovviamente le questioni su cui in questi anni e in questi mesi ci siamo opposti prima con il governo Prodi ed ora con il governo Berlusconi: la questione del salario e del carovita, la difesa dei servizi pubblici a cominciare dalla scuola e la difesa della contrattazione collettiva; la difesa attiva dei diritti dei migranti; il no alla guerra e alla politica militarista dell'Italia, per il ritiro delle truppe e la chiusura delle basi militari, a partire da Vicenza; la difesa delle vertenze territoriali contro la devastazione ambientale a partire dalle lotte contro gli inceneritori e le discariche; la difesa delle libertà civili e la conquista di nuovi diritti contro le ingerenze vaticane ; la difesa delle libertà democratiche contro la repressione verso i movimenti sociali e il razzismo.
Da questo punto di vista, lo sciopero generale del 17 ottobre è un appuntamento significativo che può e deve assumere il carattere di un appuntamento collettivo e non solo dei lavoratori che scenderanno in sciopero.
La seconda questione è il percorso. Riteniamo importante il passaggio di una assemblea nazionale a ottobre che discuta la proposta di alleanza, l'agenda politica e i punti di programma della mobilitazione ed entri in campo pubblicamente con una grande manifestazione nazionale dell'opposizione sociale e dei settori in lotta a novembre. Su questo chiediamo esplicitamente di far convergere le proposte di manifestazione che stanno circolando in queste settimane.
Per quanto riguarda la proposta di una manifestazione l'11 ottobre riteniamo davvero incomprensibile, e grave, che si voglia far ripartire un ciclo di lotta adottando una data così prossima e sovrapposta allo sciopero generale del sindacalismo di base indetto per il 17 ottobre. Sciopero che scaturisce da un'importante, e riuscita, assemblea nazionale lo scorso 18 maggio e che può spingere a una riattivizzazione del conflitto direttamente nei posti di lavoro. Non disconosciamo le ragioni e l'importanza di una mobilitazione strettamente politica che auspichiamo con il percorso qui proposto (assemblea agli inizi di ottobre, il 5, e manifestazione nazionale entro novembre) ma pensiamo che una data calata improvvisamente dall'alto rappresenti oggi una coazione a ripetere da parte della sinistra, gli stessi errori che ne hanno decretato la sconfitta elettorale e la marginalità sociale.
Si tratta infine di preparare la discussione sulle forme possibili dell'alleanza come sperimentazione concreta di un percorso unitario e come rottura culturale con la modalità che ha portato alla crisi la sinistra nel nostro paese.
Lettera di Paolo Leonardi: Alcune considerazioni sull'ipotesi di manifestazione nazionale a Roma l'11 ottobre promossa dai partiti della sinistra
Ai Compagni Ferrando, Ferrero, Diliberto
Apprendo dal Manifesto del 2 settembre, ma già se ne parlava in giro, di una proposta di manifestazione nazionale della sinistra da tenersi l'11 ottobre a Roma sui temi dell'autunno e contro il governo.
Leggo anche che tale proposta sarebbe stata avanzata dal PCL e rivolta soprattutto al PRC e al PdCI, che nella scelta della data proposta pesa la necessità di fare una manifestazione prima di quella annunciata da Veltroni per il 25 ottobre al Circo Massimo, e che, sembra (anche di questo si parla da tempo), sarà costruita con il corposo e concreto aiuto di uomini della CGIL di Guglielmo Epifani.
Seppure ufficialmente non sono ancora arrivate risposte da parte dei due partiti chiamati da Ferrando alla manifestazione unitaria, quantomeno i nuovi vertici del PRC ci hanno confermato di essere intenzionati a scendere in piazza l'11 ottobre. [continua]
1-2 maggio: la due giorni di Milano
Il 1 maggio la Mayday, il giorno dopo il corteo antifascista.
di Piero Maestri
La MayDay è una bestia strana. Guardandola con occhi disattenti o antipatizzanti la si continua a dipingere come un raduno di giovani spoliticizzati, disinteressati a qualsiasi contenuto e raccolti in piazza solo per la musica, il vino o la birra. Un’immagine infastidita che viene proposta sia da coloro che vogliono buttare palate di fango sulla “sinistra” (come il solito vicesindaco DeCorato) sia da alcuni gruppi “duri e puri” della stessa sinistra che la ritengono poco militante e poco politica. [continua]
A Copenaghen, il giorno dei movimenti
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AUTOCONVOCHIAMOCI PER UN'OPPOSIZIONE RADICALE
Lettera aperta a:
ActiondirritinMovimento, Arci, Arcigay, Arcilesbica, AteneinRivolta.org, Attac, Carta, Confederazione Cobas, Comitato promotore 17 ottobre, Cub, Epicentro solidale, Facciamo Breccia, Fiom-Cgil, Global Project, L'Altro quotidiano, Liberazione, il manifesto, NodalMolin, NoTav, Patto di Mutuo soccorso, Prc, Pdci, Pcl, RdB, Rete 28 Aprile, Rete dei comunisti, Sdl, Sinistra e Libertà, Unione degli studenti, Uniriot (e a tant@ altr@ che abbiamo dimenticato).
Cari compagni e compagne,
la durezza degli attacchi del goveno alle condizioni di vita di lavoratori e lavoratrici, precari, donne, migranti è del tutto evidente. Le varie manovre e manovrette non solo non hanno mai avuto una finalità sociale ma si sono incaricate sempre di ridurre diritti acquisiti e di peggiorare il futuro di milioni di lavoratori e lavoratrici. A tutto questo l'opposizione parlamentare non dà alcuna risposta mentre il sindacalismo concertativo o è complice oppure sogna un'improbabile ritorno alla concertazione. E il governo può agitare qualsiasi minaccia sia essa quella del ritorno alle gabbie salariali, dell'introduzione di un vero e proprio stato di guerra, il massacro senza ritegno dei migranti per mare. [continua]
G8, IL TEATRINO LASCIA L'AQUILA. BENE IL CORTEO. ORA SERVE UN MOVIMENTO CONTRO LA CRISI
Il vertice G8-G14-G43 si è finalmente chiuso senza risoluzioni eclatanti. Molto teatrino, molta immagine, soddisfazione per Berlusconi che veniva, inopinatamente, dato per sprofondato alla vigilia del summit, ma la formula politica che racchiude i "potenti della Terra" sembra bollita. La crisi viene gestita con strumenti nazionali, ogni capitalismo tende a tutelare se stesso e una politica complessiva non è possibile se non inserendo i paesi emergenti, gli unici le cui stime di crescita per il 2009 e il 2010 sono date in positivo (vedi India e Cina). In questo contesto si è tenuta la manifestazionie antiG8 che ha visto in piazza circa 5-6mila persone che hanno sfilato per tre ore senza alcun incidente. Una riuscita, viste le condizioni di partenza, a cui Sinistra Critica ha non solo aderito ma partecipato attivamente con il proprio spezzone e sostenendo quello di Epicentro Solidale, unica realtà aquilana che ha aderito ufficialmente alla manifestazione. Un piccolo successo, dunque, che però non esime da UNa riflessione più ampia sullo stato dei movimenti. [continua]
Da Vicenza alla manifestazione a l'Aquila: volantino e agenda contro il G8
Contro il G8 della Crisi
(info pullman 3397368091 - 3496729899)
Il G8 che si terrà a L’Aquila dall’8 al 10 luglio è il G8 della crisi. I grandi si riuniranno ancora una volta per constatare i disastri che le loro politiche stanno producendo in tutto il mondo. Le ricette di tutti i “piani anticrisi” approvati in questi mesi hanno avuto un unico grande obiettivo, quello di riempire con i soldi pubblici le casse e i bilanci delle banche e delle grandi imprese aumentando il debito pubblico e tagliando contemporaneamente servizi e salari. Queste politiche spacciate come necessarie per salvare l’economia, stanno salvando solo i responsabili della crisi, il prezzo da pagare si chiama disoccupazione, precarietà e povertà. A L’Aquila ci sarà una nuova puntata di questa tragica farsa. [continua]
NO G8 ECONOMIA LECCE - programma e info
NO G8 ECONOMIA LECCE - Appello alla partecipazione- programma e info
utili
Il vertice del G8 dell'economia si terrà il 12 e il 13 giugno a
Lecce, dove verranno i ministri dell’economia degli 8 “Grandi”, i
rispettivi presidenti delle banche nazionali e il presidente della
BCE, la Banca Europea.
Vogliamo ribadire che i G8 non possono arrogarsi il governo
dell’economia del Pianeta, né possono risolvere la crisi economica
endemica che loro
stessi hanno provocato.
Il Coordinamento NoG8 Lecce, costituito da una vastissima rete [continua]
La sfida del G8
Berlusconi spiazza tutti ma noi dobbiamo costruire un Controvertice
E' evidente che la "mossa" di Berlusconi di spostare il vertice G8 a l'Aquila costituisce una novità con cui fare i conti e, dal nostro punto di vista, un'opportunità. Berlusconi, non abbiamo dubbi, non ha particolare apprensione per la sorte dei terremotati. L'Aquila gli ha offerto un'occasione per ovviare ai problemi logistici presenti alla Maddalena e, soprattutto, per sfruttare sul piano della propaganda un evento, il G8, che sembrava condannato alla marginalità. [continua]
Allo sciopero del 12 anche in memoria di Alexander Grigoropulos
dichiarazione di Flavia D'Angeli - Sinistra Critica [continua]
Alemanno e il governo rispondono alle rivendicazioni sociali con repressione e militarizzazione
Dichiarazione di Flavia d'Angeli, portavoce nazionale di Sinistra Critica e Roberto Rossetti, del gruppo SinCri IV municipio di Roma: [continua]






