Il Cpn finisce con quattro documenti: quello Ferrero-Grassi ottiene 98 voti, 70 vanno a Giordano, 16 all'Ernesto e 5 a F&M. 14 astenuti sull'appello di Deiana
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L'era Bertinotti sembra essere finita in Rifondazione comunista. Non è certo che quello che sta per cominciare sia però meglio. Al Cpn del partito, infatti, la nuova area capitanata da Paolo Ferrero, già ministro del governo Prodi, ha "battuto" la maggioranza rimasta fedele al presidente della Camera per 98 a 70. Ma la vittoria non ha prodotto una maggioranza assoluta del parlamentino Prc e in più, per realizzarsi, ha dovuto usufruire dell'alleanza con l'area di Claudio Grassi, storicamente distante dagli uomini di Ferrero.
Gli altri documenti messi al voto hanno ottenuto 16 voti (l'Ernesto di Giannini e Pegolo) e 5 voti (Falce e Martello). 1 voto per Franco Russo mentre l'appello ad astenersi fatto da Elettra Deiana ha convinto 14 componenti.
Sulla base di queste percentuali è stato così eletto un comitato di garanzia che guiderà il partito fino al Congresso straordinario fissato per il 17-20 luglio. A comporre il Comitato saranno 12 persone, 6 dell'area Ferrero-Grassi (lo stesso Grassi e Campese per quest'area - che ha dichiarato di detenere 38 dei 98 voti finali - e poi Alfio Nicotra, la femminista Eleonora Forenza, l'ex senatrice Erminia Emprin e l'abruzzese Maurizio Acerbo) 5 dell'area Giordano (Graziella Mascia, Titti De Simone, l'ex tesoriere Franco Bonato, l'ex presidente della Commissione Antimafia, Forgione e la ex sottosegreteria al Lavoro Rosi Rinaldi) e 1 dell'Ernesto (Pegolo).
Maggioranza solo relativa per Ferrero-Grassi sulle cui divisioni sembra contare la ex maggioranza. "E' positivo che Ferrero non abbia raggiunto il 50%, anche perché ha messo in piedi un cartello elettorale interno" hanno dichiarato sia Giordano che Vendola. E a dimostrazione delle contraddizioni presenti vale la dichiarazione di Alfio Nicotra secondo cui "è difficile che ci possa essere un documento congressuale con l'area di Grassi". Vedremo. Quello che non appare chiaro sono le differenze tra gli schieramenti. Anche l'area Ferrero, infatti, parla di costruire una sinistra "unitaria e plurale" anche se ben ancorata su Rifondazione. La differenza sembrerebbe essere il ruolo del Prc. Ma se fosse cos allora il progetto di un "fronte" più ampio sarebbe fittizio e l'ipotesi sarebbe quella di puntare sul rilancio del Prc. Ma su che linea e su quale progetto? E che rapporti con il Pdci di Diliberto? E con la sinistra più estrema o i movimenti? Su questo c'è una nebulosa. Ovvia, visto che i dirigenti che hanno guidato lo scontro interno hanno condiviso fino alle virgole la gestione al governo. Tanto che, nelle conclusioni al Cpn, è Giordano a ricordare che dopo la crisi sul Pacchetto-Welfare avrebbe preferito ritirare la delegazione del Prc dal governo ma ad opporsi fu proprio...Ferrero.
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[1] http://www.sinistracritica.org/node/854