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Ancora tensioni alla Fiat di Pomigliano. La polizia carica gli operai dei blocchi

I lavoratori dicono no alla delocalizzazione della logistica, temendo uno smantellamento «a spezzatino». In serata i sindacati rimuovono il blocco e trattano
da il Manifesto Ilaria Urbani - Napoli - 16 aprile

Alla fine di un'altra giornata di lotta fuori ai cancelli della Fiat di Pomigliano i blocchi sono stati rimossi e l'azienda incontrerà oggi pomeriggio i sindacati all'Unione industriali di Napoli su proposta del prefetto Alessandro Pansa. La ricerca di un compromesso da parte delle tute blu che stanno protestando da sabato contro il piano dell'azienda di delocalizzare i 316 lavoratori del settore Wlc all'Interporto di Nola è arrivata dopo dieci lunghe ore di protesta. Durante le quali è successo di tutto. La rimozione dei blocchi è stata caratterizzata da qualche momento di tensione con l'intervento di due cariche della polizia. I sindacati Fim, Fiom, Uilm, Slai, Cub e Fismic infatti erano propensi al dialogo mentre i Cobas volevano mantenere i blocchi. A quel punto le forze dell'ordine hanno forzato la barriera umana e alcuni operai sono rimasti lievemente contusi. Dopo una seconda carica è stato consentito l'accesso di alcuni camion per scaricare le merci, anche se duecento operai sono rimasti in presidio davanti al sito industriale, simbolo del rilancio della Fiat al Sud voluto da Marchionne.
La tensione a Pomigliano è cresciuta sin dalle prime ore della mattina. Gli operai appena giunti in fabbrica hanno trovato affissa ai cancelli l'ordinanza del tribunale di Nola che ordinava ai manifestanti di abbandonare la protesta. Il provvedimento è stato emesso dopo l'istanza ex articolo 700 avanzata dalla Fiat lunedì che ha ritenuto la protesta «illegittima». «La condotta del blocco delle merci - ha scritto nell'ingiunzione il giudice del lavoro Monica Galante - consistente nell'illecito impedimento dei normali flussi di circolazione dei beni e materiali in entrata ed uscita dall'azienda, è idonea a determinare un danno irreparabile all'impresa...». L'intervento della magistratura sulla vertenza è stato commentato così dal segretario della Fiom Gianni Rinaldini: «Pomigliano, il licenziamento alle Meccaniche di Mirafiori e la vicenda Powertrain dimostrano che siamo di fronte a un irrigidimento della posizione dell'azienda che sta producendo l'espressione di un conflitto sociale». Sulla questione Pomigliano ieri è intervenuto anche il presidente del gruppo del Lingotto Luca Cordero di Montezemolo augurandosi che «la vertenza in corso fra sindacati e azienda dello stabilimento Fiat di Pomigliano D'Arco possa essere risolta al più presto». Queste le parole del presidente uscente di Confindustria mentre gli operai continuavano il blocco fuori i cancelli dello stabilimento.
Dopo aver lasciato libero l'accesso alla fabbrica, i lavoratori si aspettano che l'incontro di oggi si concluda con un lieto fine. La crisi di Pomigliano intanto si è abbattuta anche sulla Lear, azienda di Caivano, che produce in provincia di Napoli, i sedili per la Fiat Auto di Pomigliano d'Arco: l'azienda ieri ha messo in cassa integrazione i suoi 115 operai e 20 impiegati proprio a causa «della sospensione dell'attività produttiva del nostro unico committente». La Cig per gli operai della Lear, anche se limitata fino a venerdì, rappresenta l'effetto domino che può determinare una vertenza come quella di Pomigliano se non risolta in tempi brevi. Le sorti di Pomigliano saranno decise oggi nelle stanze di palazzo Partanna in piazza dei Martiri a Napoli e, anche se i blocchi sono stati momentaneamente rimossi, l'intenzione di proseguire il presidio rimane. «Continueremo ad oltranza la nostra protesta - spiegava prima della carica della polizia l'Rsu Franco Percuoco - vogliamo che i lavoratori destinati al polo logistico di Nola, restino a Pomigliano e speriamo che la situazione si sblocchi. Il piano Marchionne è fallito e ora vogliono smantellare il sito un pezzo alla volta, a cominciare dalla parte logistica».


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