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D'Angeli: Mai (più) voti a favore delle missioni

«Salario minimo a 1300 euro. Centrosinistra e centrodestra entrambi contro i lavoratori» Parla D'Angeli, di Sinistra critica. E spiega come fanno i maschi a essere femministi

Mai (più) voti a favore delle missioni La battaglia controvento di Flavia
d.p.

Roma
Ci tiene, e parecchio, a non essere confusa con agli altri che stanno a sinistra dell'Arcobaleno (dove gli altri è uno, il Pcl di Ferrando). La sua, quindi racconta, «è una campagna elettorale nei luoghi delle ferite sociali». L'impatto emotivo più forte qualche settimana fa, quando ha tenuto un comizio alla Porta 2 di Mirafiori. La sua prima volta alla Fiat. Perché Flavia D'Angeli, candidata premier di Sinistra Critica, il movimento nato dall'espulsione di Franco Turigliatto è la più giovane candidata, con i suoi 34 anni, due figli e un mestiere da insegnante precaria. «L'altra cosa segnalo di noi, è che abbiamo provato a costruire iniziative sul problema dei migranti, disdegnati in campagna elettorale, perché non portano molti voti. Per noi invece sono una fetta importante della cittadinanza. Per questo siamo andati ai Cpt di Isonzo e di Gradisca».
Mi dica due punti importanti del vostro programma.
L'abrogazione di tutte le leggi che negli ultimi 15 anni hanno precarizzato il lavoro. Il pacchetto Treu, la legge 30 e il pacchetto welfare, che segnano la continuità di fondo delle politiche neoliberiste e di attacco ai diritti dei lavoratori portate avanti a turno dal centrodestra e dal centrosinistra, purtroppo anche con il voto delle forze che fanno capo alla sinistra arcobaleno. Dopo il voto raccoglieremo le firme per una legge di iniziativa popolare per istituire per legge un salario minimo di 1300 euro. Secondo punto, il taglio drastico alle spese militari, il ritiro di tutte le truppe da tutti i fronti di guerra, Libano compreso, e un cambiamento radicale della politica estera. Nonostante il candidato Bertinotti la consideri la pagina migliore del governo Prodi. A non non ci è mai sembrato, su questo abbiamo rotto un anno fa.
Nel luglio 2006 avete votato il rifinanziamento dell'Afghanistan. Avete cambiato idea?
Per un anno e più abbiamo portato avanti una battaglia politica e anche parlamentare contro la partecipazione del Prc, che era il nostro partito, al governo Prodi. Non abbiamo voluto rompere con il governo a tre mesi dalla sua nascita. E anche più tardi, votando questo e anche, più tardi, la prima finanziaria.
E anche più di recente la fiducia al governo Prodi.
Eravamo contrari a andare al governo Prodi, credevamo che per il Prc fosse sbattere contro un muro, tradendo punti fondamentali della propria storia e i soggetti sociali ai quali si riferiva. Abbiamo fatto la nostra battaglia e poi abbiamo capito che la situazione non era salvabile. Così abbiamo votato contro le missioni di guerra, e da quel momento contro tutto quello che non condividevamo. E' stata una sconfitta.
Vi date un obiettivo?
E' una battaglia difficilissima, totalmente controvento. Per le forze in campo: non abbiamo funzionari pagati e facciamo una campagna elettorale con 20mila euro. E poi perché anche noi facciamo i conti con una difficoltà evidente di credibilità. La sconfitta drammatica di Rifondazione, che si è manifestata con la partecipazione a un governo pessimo, lascia macerie con le quali anche noi dobbiamo fare i conti. Eppure la nettezza delle nostre posizione sta convincendo molti, anche di Rifondazione, a scegliere di non partecipare alla sinistra arcobaleno e di costruire Sinistra critica. Com'è successo nella provincia di Torino, e nella città di Viterbo. Se per sorte entrassimo in parlamento, sarebbe uno scossone politico per questo paese.
Farete un patto di opposizione con la sinistra arcobaleno?
Le convergenze si fanno sui singoli punti, questo è il nostro atteggiamento fuori e dentro il parlamento. Il problema piuttosto è dell'arcobaleno. Avrà qualche difficoltà per esempio a costruire un movimento per il ritiro delle truppe dopo aver sostenuto che era giusto inviarle.
Avete programmi molto simili. Perché non state con il Pcl?
Abbiamo fatto un appello pubblico per costruire insieme una lista. Era possibile. Il Pcl ha rifiutato e questo mostra le differenze. Noi non pensiamo di essere autosufficienti per ricostruire una sinistra anticapitalista e di classe in questo paese. Faremo la nostra parte, costruiremo la nostra organizzazione, ma pensiamo che la ricostruzione non si fa per autoproclamazione o per un richiamo nostalgico al partito comunista.
Il suo movimento si proclama femminista. Cosa significa? Definerebbe femminista un uomo?
Significa affermare che oltre a una contraddizione di classe ne esiste una di genere, che esiste il patriarcato, cioè l'oppressione degli uomini sulle donne, e che una sinistra che si batte per cambiare radicalmente la società deve battersi frontalmente contro il patriarcato. Ci siamo interrogate su quanto è vero affermare che una forza politica mista è «femminista». Non è vero, gli uomini possono essere avanzati, solidali, ma non femministi. Però in Sinistra critica esiste una soggettività politica delle donne, femminista, che vuole essere leggibile. E' un nostro pezzo di identità, una petizione di principio. E se ci sono delle femministe, debbono sempre scomparire quando si rivendica la soggettività collettiva?

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