Un anno fa ci fu a Roma una grande
manifestazione per l’abrogazione della legge 30 e dello “scalone
Maroni”. Il Protocollo del 23 luglio, tradotto in legge dal governo
Prodi, costituisce invece una conferma piena, con marginali
modifiche, di quelle due leggi vergogna del governo Berlusconi. E la
nuova Finanziaria risulta in continuità con la precedente: un
mare di soldi alle imprese e un po’ di compassione per i poveri.
Nessun reale risarcimento sociale, nessuna risposta alle attese
dei/elle lavoratori/trici.
È molto grave che – come negli
anni 90 – anche oggi Cgil Cisl Uil abbiano funzionato come
strumento di governo allargato, impegnandosi allo spasimo per
strappare il consenso dei lavoratori alle politiche liberiste. È
questo il senso di un referendum pilotato, in cui solo il SI ha avuto
cittadinanza. Nessun grande soggetto politico o sindacale ha condotto
una campagna nazionale per il NO. Sinistra Critica ha fatto campagna
per il NO, ma colpevolmente la sinistra di governo non ha fatto
altrettanto. Ciononostante da molte fabbriche e importanti settori
del pubblico impiego, grazie all’azione dei militanti di base, si è
espressa un’opposizione consapevole e determinata alle politiche
economiche del governo.
Da qui si può ripartire per
continuare la battaglia contro il Protocollo e contro la nuova
offensiva di Confindustria, che punta anche a distruggere il
contratto nazionale di lavoro.
La mobilitazione va rilanciata, a
partire dallo sciopero generale e generalizzato del 9 novembre
indetto dal sindacalismo di base e dallo sciopero dei metalmeccanici
per il contratto previsto per fine mese, che sosteniamo pienamente.
Così come dalle numerose iniziative di lotta dei movimenti
territoriali, dei migranti e per i beni comuni, fino alla grande
manifestazione europea di dicembre a Vicenza contro la costruzione
della base militare e le politiche di guerra. Qualsiasi delega al
quadro istituzionale sarebbe illusoria e perdente. Solo la lotta può
ottenere il rigetto del Protocollo, l’abolizione della legge 30 e
dello scalone, la stabilizzazione dei precari, il ritorno al
contratto a tempo indeterminato.
I parlamentari di Sinistra Critica
saranno fedeli al mandato ricevuto e, sia alla Camera che al Senato,
voteranno contro le misure che ledono diritti fondamentali delle
lavoratrici e dei lavoratori.