La vera e propria isteria collettiva cui stiamo assistendo, alimentata ad arte da ampie dosi di cinismo politico che hanno mosso Veltroni e Prodi nel tentativo di recuperare voti alla destra adottandone il profilo più odioso, quello del razzismo, è particolarmente inquietate perché giocata sull’utilizzo strumentale e violento del corpo di una donna, l’ennesima, uccisa da un uomo, l’ennesimo. E particolarmente assordante, in questi giorni, è suonato il silenzio della cosiddetta “sinistra radicale” che non solo ha votato a favore del decreto-sicurezza nel Consiglio dei Ministri, ma non ha avuto il coraggio di contrapporsi al coro mediatico e denunciare la gravità dell’operazione targata Pd.
Additare i cittadini immigrati, rumeni in particolare, come autori praticamente assoluti dei crimini e delle violenze, in particolare contro le donne, maschera la realtà dei dati dello stesso Ministero degli Interni che negano radicalmente l’allarme criminalità, con una tragica eccezione: il costante aumento delle violenze in famiglia, in cui proprio le donne sono quasi sempre le vittime e gli uomini i responsabili. I dati statistici, infatti, confermano quale dovrebbe essere il vero e proprio allarme che, invece, raggiunge di rado l’onore delle prime pagine dei giornali o dei dibattiti straordinari del governo. 14 milioni di donne italiane hanno subito violenze fisiche, sessuali o psicologiche da parte di uomini che, nella stragrande maggioranza, conoscono. Il 75% delle violenze si consuma all’interno delle mura domestiche ad opera di mariti, padri, compagni o ex-fidanzati. Il 70% degli stupri è compiuto dal partner. Secondo gli stessi dati delle Nazioni Unite la violenza degli uomini è la prima causa di morte delle donne nel mondo!
Parlare della violenza contro le donne significa chiamare in causa un modello di relazioni sociali, ben vivo nel nostro “civilissimo” paese, incentrato sulla sopraffazione e sull’oppressione degli uomini sulle proprie mogli, compagne, figlie, sulle donne in genere. Per questo motivo, quindi, a nulla servirebbero risposte puramente repressive ed emergenziali che non affrontassero alla radice il rapporto di potere patriarcale che caratterizza le relazioni tra i due sessi.
Questa campagna allarmistica, inoltre, rischia di relegare le donne nel ruolo di vittime, di soggetto debole, bisognoso di protezione da esercitare, guarda caso, proprio all’interno delle mura di casa e della famiglia. In questo contesto, quindi, assume particolare importanza la manifestazione nazionale contro la violenza maschile sulle donne convocata il 24 novembre a Roma, che può e deve rappresentare un momento forte di protagonismo delle donne che, come recita l’appello di convocazione, scenderanno in piazza «per affermare, come protagoniste, la libertà di decidere delle nostre vite nel pubblico e nel privato.»
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[1] http://www.sinistracritica.org/node/180
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