Decreto sulla sicurezza: provocare il danno per ridurlo?
di Felice Mometti
Fino ad ora la sinistra cosiddetta radicale ha giustificato il sostegno al governo con la necessità di ridurre il danno delle politiche liberiste. Con il voto favorevole al Decreto-sicurezza si è assistito a una nuova “strategia politica”. Si provoca il danno e poi cerca di ridurlo sostenendo che se non si fosse votato a favore non si aveva voce in capitolo per proporre delle modifiche. Naturalmente il corollario a questa singolare argomentazione è l’argine posto, così si dice, ad un’eventuale accordo tra partito democratico e destre.
Quindi prima si vota un decreto che prevede le deportazioni di massa , che dà mano libera a questure e prefetture di organizzare retate di migranti in interi quartieri, di abbattere insediamenti di rom senza alcun rispetto dei diritti fondamentali aprendo la strada a raid razzisti, favorendo le iniziative leghiste e della destra neonazista poi si tratta con gli stessi soggetti politici – il partito democratico – che sono gli artefici della svolta securitaria per introdurre delle modifiche che rispettino la Direttiva Europea e la Costituzione in materia di espulsioni, razzismo.
Il rapporto sull’Italia, del febbraio scorso, dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati, un organismo non proprio “radicale”, denunciava come ci fosse una preoccupante tendenza alla xenofobia e alle manifestazioni razziste in particolare nei confronti delle comunità rom e sinti, dei migranti e richiedenti asilo. Ebbene in tale contesto si vara un decreto, strumentalizzando cinicamente un fatto gravissimo, che criminalizza un’intera comunità veicolando nei fatti l’equazione che i rom sono tutti rumeni e viceversa colpendo direttamente dei cittadini comunitari.Tutta la retorica sull’Europa portatrice di civiltà che si contrappone all’americanizzazione strisciante di colpo svanisce.Si individua come nemico il vicino di casa. Non si osa immaginare cosa può succedere in futuro ai migranti che provengono da altri continenti. Un danno irreparabile è stato compiuto con l’apporto determinante dei ministri della futura “cosa rossa”. Ora si annunciano delle modifiche al decreto per renderlo compatibile con la direttiva europea relativa al diritto dei cittadini dell’UE di circolare liberamente nel territorio degli stati membri. Le espulsioni non possono essere collettive, la nozione di “motivi imperativi di pubblica sicurezza” è troppo vaga e arbitraria, è necessario – si dice – introdurre esplicitamente nel decreto alcune norme antirazziste. Non si mette in discussione il decreto in quanto tale, non si propone l’abrogazione. L’unico atto che potrebbe ridurre un pò il danno. Ma questo non è previsto. Si sottovaluta o si fa finta di sottovalutare che nei prossimi due mesi, il periodo di tempo per la conversione del decreto più o meno modificato, si assisterà a un protagonismo securitario delle prefetture, delle questure e dei sindaci sceriffi che avranno così modo per amplificare la cosiddetta “domanda di sicurezza”. Un gioco sporco sulla pelle dei migranti che azzera la stucchevole discussione sulla distanza della politica del palazzo dai bisogni della gente. La “sicurezza” diventa il terreno di compensazione delle politiche neoliberiste e di guerra portate avanti dal governo di centrosinistra.Se questo approccio fa parte del Dna del partito democratico si deve registrare che ha fatto breccia anche all’interno dei partiti della sinistra di governo. In fondo cosa significa proporre modifiche del decreto rispettando la direttiva europea quando questa concepisce la libera circolazione delle persone come una delle libertà fondamentali del mercato interno ? Quando i migranti, ora anche comunitari, sono considerati innanzitutto forza-lavoro flessibile con pochi diritti? Cioè uno degli aspetti fondamentali del contratto di soggiorno previsto dalla Bossi-Fini?
Una cosa purtroppo è certa. Con l’approvazione del decreto da parte del Consiglio dei Ministri sarà più difficile lottare contro i Cpt e per la regolarizzazione permanente dei migranti presenti sul territorio.Probabilmente era uno degli scopi del decreto anche se negli articoli non c’è traccia.
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