Roma - la Ericsson intende chiudere i laboratori romani: 300 lavoratori e lavoratrici a rischio

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Da qualche settimana c'è di nuovo aria di lotta sull'Anagnina a Roma. Per chi non lo sapesse, negli anni 60 e 70 del secolo scorso, l'area di via Anagnina 203 era occupata dagli stabilimenti della Fatme, allora la più grande fabbrica di Roma, luogo di grandi mobilitazioni, fulcro romano dell'ondata operaia di quegli anni. Là sorse il primo e il più importante Consiglio di fabbrica della regione.
Nel corso dei decenni, con vari passaggi proprietari e, soprattutto, con profonde ristrutturazioni produttive, quella fabbrica è diventata la sede italiana della multinazionale svedese delle telecomunicazioni Ericsson, che, con circa 2000 dipendenti è ancora oggi uno dei più forti insediamenti produttivi della città, soprattutto uno dei pochi dediti a produzione civile e non (direttamente) asservita alla produzione bellica.
Qualche settimana fa, appunto, la multinazionale fa sapere che intende chiudere i laboratori romani della Ericsson Marconi, che, impegnati sul fronte della ricerca, danno lavoro a circa 300 persone, per la quasi totalità alte professionalità tecniche e ingegneristiche.
Le motivazioni aziendali della scelta sono balbettanti: ma sotto c'è l'eterna tentazione di delocalizzare in paesi dove la manodopera è più a buon mercato e meno gelosa dei propri diritti (i dipendenti della Marconi sono sindacalizzati al 50% con la Fiom CGIL) e dove, forse, i governi sono ancor più generosi con le imprese di quanto sia quello italiano, anche se la Ericsson in Italia ha comunque ricevuto solo negli ultimi anni diecine di milioni di euro.
Oggi, 1° aprile, si è svolto uno sciopero nazionale del gruppo indetto da Fim, Fiom e Uilm, con presidio davanti a tutti gli stabilimenti e, in particolare davanti a quello di Roma di via Anagnina.
Al presidio hanno partecipato, tra gli altri, anche Armando Morgia, candidato sindaco a Roma di Sinistra Critica e il capolista Nando Simeone.
Successivamente si è svolta, nei locali della facoltà di Ingegneria della Università La Sapienza, dove si è laureata buona parte della manodopera di quella azienda, una conferenza stampa, durante la quale hanno preso la parola, tra gli altri, docenti di quella e di altre università e un rappresentante del Collettivo di ingegneria, che ha anche volantinato tra tutti gli studenti un comunicato di solidarietà che dichiara "la loro lotta è anche la nostra, in quanto futuri ingegneri, costretti a cercare un'occupazione tra i ricatti di questo mercato del lavoro".
Altre notizie si possono trovare su www.eran300.blogspot.com dove è anche possibile inviare comunicati di solidarietà, e dove si può sottoscrivere on line l'appello messo a punto da un gruppo di docenti.