Studenti, una grande campagna contro la precarietà


Questi sono i mesi della
più poderosa offensiva di classe da anni a questa parte in
Italia. La borghesia ha rinunciato anche alla classica tattica del
divide et impera, ed ha attaccato tutti insieme nello stesso momento,
con la controriforma delle pensioni ed il rilancio della legge
30-Treu sulla precarietà. Senza pensioni e senza diritti,
questo è l’unico futuro di cui i giovani possono disporre,
secondo i disegni di Confindustria e del governo Prodi. L’università
e la scuola hanno un ruolo centrale in questo progetto di società
fondato sulla precarizzazione di tutti i rapporti sociali e sullo
sfruttamento sfrenato del lavoro. Le riforme di scuola ed università
di questi anni, promosse indifferentemente da governi di
centro-destra e centro-sinistra, hanno avuto l’obiettivo di
trasformare le scuole e le università in grandi fabbriche di
precari. Il secondo governo Prodi ha proseguito con determinazione
sulla strada dei suoi predecessori. In primo luogo, tutte le mezze
promesse elettorali di cancellazione delle riforme della Moratti si
sono dimostrate carta straccia. Sulla scuola, il punto più
importante e più grave della riforma Moratti, ovvero la
creazione degli stage lavorativi, non solo non è stata
cancellato, ma è ora previsto ufficilmente come una via per
completare l’obbligo scolastico, il cui innalzamento a 16 anni
diventa così peggio di una presa in giro. Nelle scuole e nelle
università, in questi anni, si è visto bene cosa sono
davvero gli stage: fornitura da parte del sistema formativo pubblico
di lavoro gratuito alle aziende. Fioroni ha poi proposto che le
scuole si trasformino in fondazioni, ovvero enti che si devono
trovare i soldi da soli, attraverso sponsor che entreranno poi nei
consigli d’istituto (anzi, di amministrazione). E’ l’ultimo
pezzo dell’autonomia scolastica, avviata dal primo governo Prodi,
che condurrà a scuole di serie A e scuole di serie B (se non
Z…), a seconda della possibilità di raccogliere soldi; oltre
che al controllo dei privati su pezzi di formazione pubblica, dato
che nessun privato dà soldi in cambio di nulla. Ma siccome
precarietà e selezione marciano sempre a braccetto, fin quasi
a identificarsi, Fioroni ha anche proposto di far pesare il voto di
maturità, determinato nella sua proposta anche dalla frequenza
all’ora di religione riconosciuta in crediti, sui criteri di
accesso all’università, attraverso un accordo col ministro
Mussi – mentre i test a numero chiuso nei corsi di laurea si
moltiplicano di anno in anno. Si sa, del resto, che c’è chi
è nato per zappare… Mussi, nel frattempo, oltre a non
abrogare neppure lui la legge Moratti sull’università, ha
proposto di istituire prove di selezione a numero chiuso per
l’accesso alle lauree specialistiche, che, secondo il progetto
degli illuminati riformatori, devono essere riservate alla futura
classe dirigente, mentre lo studente-massa che sia riuscito ad
accedere alla triennale, e che non sia stato espulso già il
primo anno dai ritmi e dall’assenza di qualunque diritto allo
studio, deve andare di corsa a lavorare… precario, naturalmente,
visto che questa università insegna solo come diventare
precari.


Questo è il
bilancio del primo anno di governo Prodi a proposito di scuola e
università, senza contare i poderosi tagli ai finanziamenti
pubblici (il -10% all’università è stato il primo
atto del governo!, la scuola è stata colpita in misura analoga
con la Finanziaria 2007).


Ma se scuola e università
sono un elemento centrale, da anni, dell’offensiva generale contro
i diritti sociali, è anche vero che scuola e università
possono essere uno dei luoghi più importanti per organizzare
la resistenza e la controffensiva. Ce lo dimostra, non solo la storia
dei movimenti, ma più recentemente, il grande movimento
francese contro il Cpe del 2006 (il contratto di primo impiego) che,
partita dagli studenti attraverso l’occupazione di università
e scuole, ha portato poi alla mobilitazione dei lavoratori, fino agli
scioperi generali - di fronte cui il governo dovette cedere,
ritirando un provvedimento già approvato dal parlamento. Il
Cpe, per inciso, era financo poca cosa, a confronto della attacco ai
diritti sociali promosso dal governo Prodi con gli accordi di luglio.


Una grande campagna tra
gli studenti contro la precarietà è dunque più
che mai urgente. Promuovere e rafforzare la costruzione di collettivi
e di coordinamenti dei collettivi nelle scuole e nelle facoltà,
costruendo vertenze concrete contro la selezione in tutte le sue
forme (tempi, contenuti, diritti, compreso il diritto alla casa, ad
esempio, e ad edifici scolastici non fatiscenti), con l’obiettivo
di far salire subito dalle scuole e dalle università un forte
e chiaro NO all’accordo su precarietà e pensioni, a partire
dalla partecipazione attiva alle iniziative di lotta contro l’accordo
che verranno decise, e dalla caratterizzazione radicale che dovranno
avere i cortei del 17 novembre.


L’impegno dei giovani
di Sinistra Critica (che già al campeggio internazionale di
Barbaste, quest’estate, hanno discusso a lungo di scuola e di
università) dovrà dunque essere determinato,
coordinato ed efficace, perché i giovani sono tra le vittime
principale della politica di questo governo. Ma possono essere, i
giovani e gli studenti in particolare, anche uno dei soggetti più
importanti dell’opposizione sociale che dobbiamo costruire.


 

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