Sinistra anno zero
L’indubbio successo del “vaffanculo day” di Beppe Grillo, e del suo comizio a Bologna, ha dato il via al dibattito sulla reale o presunta “crisi della politica”, alimentato ulteriormente dallo “scandalo” del volo privato con aereo di Stato di Mastella and company.
Certo la politica non gode di particolare credito, ma i toni allarmati e allarmistici del “palazzo” non colgono nel segno. Siamo pur sempre il paese in cui per 50 anni ha governato una Democrazia Cristiana tuttaltro che limpida e irreprensibile sul piano dell’etica, in cui le stragi sono state di Stato, in cui l’ingresso del Psi di Craxi al governo ha accompagnato gli anni dello yuppismo tangentista.
Perché allora oggi dovremmo stupirci della corruzione del potere, delle auto blu che sfrecciano, del parlamento pieno di corrotti e corruttori – sempre presunti fi no a giudizio definitivo, peraltro.
Purtroppo quello che stupisce, in modo drammatico, è l’assenza di una voce che, anche nell’ambito della politica partitica e istituzionale, possa collocarsi fuori dal coro… come in effetti ha fatto sempre per 50 anni il Pci e come, dopo il ’91, ha potuto a giusto titolo fare Rifondazione Comunista. Oggi la terza carica dello Stato, il Presidente della Camera Bertinotti, è chiamato a discutere dell’argomento come parte in causa del “j’accuse” di Grillo (del quale peraltro non condividiamo i toni populisti né le tante “amicizie” a destra) e ci diletta con riflessioni sulla lontananza del “palazzo dalla gente”. Un governo, sia detto per inciso, che approva in piena estate il suo più pesante provvedimento sociale!
Se di crisi di tratta, quindi, dovremmo parlare di crisi - questa si drammatica - della sinistra, della sua vocazione alternativa e del rapporto con il potere e i suoi lustrini. Quello che si consuma è, probabilmente, l’ultimo canto del cigno di una sinistra “storica” morta politicamente già nell’89 sotto le macerie del muro di Berlino e che, con il processo di omologazione del Prc, chiude la sua ultima possibilità di riscatto, di uscita “da sinistra” e verso il futuro da quella sconfitta.
Se questo giudizio è vero, quindi, a chi crede ancora necessario cambiare il mondo, non rassegnarsi a governarne le contraddizioni ritagliandosi al massimo un posticino al sole dei salotti televisivi, non resta che cimentarsi fi no in fondo con la necessità di ricostruire dalle fondamenta un progetto politico anticapitalista al passo coi tempi. Un lavoro di ricostruzione che, ne siamo certi, richiede forze molto più numerose delle nostre, pazienza e capacità di ascolto di ogni embrione di protagonismo sociale, ma anche la determinazione e la chiarezza delle scelte politiche. Anche con questo spirito ci lanciamo in una vera e propria campagna contro l’accordo di luglio, nei luoghi di lavoro, nelle scadenze di movimento a partire dallo sciopero generale, ma anche in parlamento, perché davvero è giunto il momento di far vivere, a sinistra, un’opposizione politica e sociale al Governo.



