Una Bolzaneto rom a Bussolengo [Vr]

di Gianluca Carmosino [9 Settembre 2008]

Si erano fermati fuori del paese, vicino Verona, solo per mangiare. Sono stati picchiati, sequestrati e torturati dai carabinieri per ore.
La loro testimonianza Venerdì 5 settembre 2008, ore 12. Tre famiglie parcheggiano le roulotte nel piazzale Vittorio Veneto, a Bussolengo [Verona]. Le famiglie sono formate da Angelo e Sonia Campos con i loro cinque figli [quattro minorenni], dal figlio maggiorenne della coppia con la moglie e altri
due minori, infine dal cognato Christian Hudorovich con la sua compagna e i loro tre bambini. Tra le roulotte parcheggiate c´è già quella di Denis Rossetto, un loro amico. Sono tutti cittadini italiani di origine rom. Quello che accade dopo lo racconta Cristian, che ha trentotto anni ed è
nato a San Giovanni Valdarno [Arezzo]. Cristian vive a Busto Arsizio [Varese] ed è un predicatore evangelista tra le comunità rom e sinte
della Lombardia. Abbiamo parlato al telefono con lui grazie all´aiuto di Sergio Suffer dell´associazione Nevo Gipen [Nuova vita] di Brescia, che aderisce alla rete nazionale «Federazione rom e sinti insieme».
«Stavamo preparando il pranzo, ed è arrivata una pattuglia di vigili urbani - racconta Cristian - per dirci di sgomberare entro un paio di ore. Abbiamo risposto che avremmo mangiato e che saremmo subito ripartiti. Dopo alcuni minuti arrivano due carabinieri. Ci dicono di sgomberare subito. Mio cognato chiede se quella era una minaccia. Poi
cominciano a picchiarci, minorenni compresi».
La voce si incrina per l´emozione: «Hanno subito tentato di ammanettare Angelo - prosegue Cristian - Mia sorella, sconvolta, ha cominciato a
chiedere aiuto urlando `non abbiamo fatto nulla´. Il carabiniere più basso ha cominciato allora a picchiare in testa mia sorella con pugni
e calci fino a farla sanguinare. I bambini si sono messi a piangere. È intervenuto per difenderci anche Denis. `Stai zitta puttana´, ha
urlato più volte uno dei carabinieri a mia figlia di nove anni. E mentre dicevano a me di farla stare zitta `altrimenti l´ammazziamo di botte´ mi hanno riempito di calci. A Marco, il figlio di nove anni di mia sorella, hanno spezzato tre denti... Subito dopo sono arrivate altre pattuglie: tra loro un uomo in borghese, alto circa un metro e
settanta, calvo: lo chiamavano maresciallo. Sono riuscito a prendere il mio telefono, ricordo bene l´ora, le 14,05, e ho chiamato il 113
chiedendo disperato all´operatore di aiutarci
perché alcuni carabinieri ci stavano picchiando. Con violenza mi hanno strappato il telefono e lo hanno spaccato. Angelo è riuscito a scappare. È stato fermato e arrestato, prima che riuscisse ad arrivare in questura. Io e la mia compagna, insieme a mia sorella, Angelo e due dei loro figli, di sedici e diciassette anni, siamo stati portati
nella caserma di Bussolengo dei carabinieri».
«Appena siamo entrati,erano da poco passate le le due - dice Cristian - hanno chiuso le porte e le finestre. Ci hanno ammanettati e fatti
sdraiare per terra. Oltre ai calci e i pugni, hanno cominciato a usare il manganello, anche sul volto... Mia sorella e i ragazzi perdevano
molto sangue. Uno dei carabinieri ha urlato alla mia compagna:
`Mettiti in ginocchio e pulisci quel sangue bastardo´. Ho implorato che si fermassero, dicevo che sono un predicatore evangelista, mi
hanno colpito con il manganello incrinandomi una costola e hanno urlato alla mia compagna `Devi dire, io sono una puttana´, cosa che lei, piangendo, ha fatto più volte».
Continua il racconto Giorgio, che ha diciassette anni ed è uno dei figli di Angelo: «Un carabiniere ha immobilizzato me e mio fratello Michele, sedici anni. Hanno portato una bacinella grande, con
cinque-sei litri di acqua. Ogni dieci minuti, per almeno un´ora, ci hanno immerso completamente la testa nel secchio per quindici secondi.
Uno dei carabiniere in borghese ha filmato la scena con il telefonino.
Poi un altro si è denudato e ha detto `fammi un bocchino´».
Alle 19 circa, dopo cinque ore, finisce l´incubo e tutti vengono rilasciati, tranne Angelo e Sonia Campos e Denis Rossetto, accusati di
resistenza a pubblico ufficiale. Giorgio e Michele, prima di essere rilasciati, sono trasferiti alla caserma di Peschiera del Grada per rilasciare le impronte. Cristian con la compagna e i ragazzi vanno a farsi medicare all´ospedale di Desenzano [Brescia].
Sabato mattina la prima udienza per direttissima contro i tre «accusati», che avevano evidenti difficoltà a camminare per le violenze. «Con molti familiari e amici siamo andati al tribunale di
Verona - dice ancora Cristian - L´avvocato ci ha detto che potrebbero restare nel carcere di Verona per tre anni». Nel fine settimana la notizia appare su alcuni siti, in particolare Sucardrom.blogspot. com. La stampa nazionale e locale non scrive nulla, salvo l´Arena di Verona. La Camera del lavoro di Brescia e quella di Verona, hanno messo a disposizione alcuni avvocati per sostenere il lavoro di Nevo Gipen.

Bussolengo (VR), la versione di Paolo Campos di 20 anni

Intorno le ore 15.00 del giorno 5 settembre 2008, in Bussolengo, appena
giunto in auto presso il piazzale delle giostre, dove si trovavano i
miei parenti con roulotte, vedevo i miei fratelli Campos Marco e
Johnny e mia nipote di dieci anni, che stavano piangendo. Chiedevo
cosa ero successo e mi veniva riferito che erano arrivati i
Carabinieri che avevano picchiato i parenti e poi portati in caserma.
Rimanevo impietrito da quanto era successo, e nel frattempo vedevo
sopraggiungere quattro / cinque pattuglie di Carabinieri. Preso dalla
paura dicevo a mia moglie di allontanarsi unitamente con i due figli,
ambedue di otto mesi.
I Carabinieri appena arrivati, precisamente il Carabiniere che stava
con il graduato (Maresciallo o Brigadiere), scendeva dall´auto e si
avvicinava a me, che intanto io avevo salutato e chiesto cosa era
successo, e mi colpiva con un pugno in viso. I militari presenti
iniziavano ad ingiuriarmi dicendomi «bastardo... adesso ti
ammazziamo... adesso dovete morire... figli di puttana...». Il
graduato, di statura alta, mi buttava a terra, iniziando a colpirmi
con calci alle costole, alle mani e ai piedi, dopodichè mi afferrava
alla camicia e mi agganciava alla roulotte e munito di guanti mi
prendeva a schiaffi.
Il graduato poi diceva ai suoi colleghi di prendermi dalle gambe e
dalle mani e di gettarmi all´interno della roulotte, in modo che per
quello che mi doveva fare non ci fossero testimoni. Venivo gettato sul
letto e i colleghi del graduato iniziavano a colpirmi con calci, pugni
e sberle. Il graduato poi, non contento, mi prendeva la gamba e me la
torceva con l´intenzione di rompermela. Urlavo al militare di non
rompermi la gamba che ero incensurato e che dovevo lavorare per
mantenere la mia famiglia. Dicevo che non avevo fatto nulla che ero
appena arrivato e di lasciarmi in pace e di non toccare né i miei
figli né mia moglie. I militari armati di manganello iniziavano a
rompere tutto quello che c´era all´interno della roulotte e mi
colpivano alla testa con il manico della scopa.

Terminata la violenza venivo gettato fuori dalla roulotte. Vedevo altri
Carabinieri che in tanto stavano distruggendo la mia auto, rompendo i
sedili. Mi veniva ordinato di sdraiarmi a terra a pancia sotto di
togliermi la maglia e le scarpe. Il graduato di statura alta iniziava
a camminarmi sulle unghie dei piedi, colpendomi alle costole con
calci. I militi mi rialzavano, mi ordinavano di mettermi la maglia e
le scarpe. Mentre stavo salendo sulla macchina di servizio il
Maresciallo mi colpiva con il manganello al braccio e alla gamba.
Vedevo sopraggiungere una Golf quarta serie di colore grigio topo, da
dove scendeva un Carabiniere in borghese con occhiali da vista
montatura bianca, corporatura d´atleta, alto sui 190 cm circa, occhi
chiari, ed insieme ad altri due Carabinieri in divisa saliva a bordo
della roulotte di mio padre Campos Angelo, iniziando a rompere con
manganelli e con calci tutto quello che c´era all´interno.
I militari, ridendo tra loro, dicevano che avevano completato il lavoro
e che avevano distrutto le due roulotte. Il Carabiniere con gli
occhiali si avvicinava alla macchina dove ero stato collocato e mi
diceva: «brutto bastardo... adesso in caserma ti massacro di botte...
devi morire bastardo....». In caserma, scendendo dall´auto, venivo
accompagnato davanti alla porta d´ingresso. La porta veniva aperta da
altri militari che dicevano «è arrivato un altro fratello... dai
ragazzi che adesso è arrivato un altro fratello... dai che
incominciamo... bastardo, figlio di puttana... devi morire...».
Dicevo che avevo male al cuore che soffrivo di emicrania. Un
Carabiniere, chiamato dagli altri Paolo, alto sui 170 - 175, calvo, di
peso sui 75 kg, mi rispondeva che il mal di testa me lo avrebbero
fatto passare loro. Da costui venivo scaraventato a terra, e dal
Carabiniere in borghese, con gli occhiali con la montatura bianca,
venivo colpito con calci al torace e pugni in testa e sberle in
faccia. Da costui venivo preso a gomitate alle cosce. Mi riparavo la
faccia per paura che mi spaccassero i denti. Mi veniva detto di
abbassare le mani ed ingiuriato «bastardo adesso ti ammazzo».
Venivo preso dal bavero della camicia ed alzato, preso a pugni in testa
e percosso con una decina di sberle. Chiedevo dove era mia moglie ed i
miei figli. Mi veniva risposto: «tua moglie è una gran puttana... i
tuoi bimbi sono piccoli ma quando saranno di quattro / cinque anni
saranno dei bastardi come te, che io picchierò già a quell´età...».
Venivo poi portato in un altro ufficio dove era presente un altro
militare di guardia, anch´egli con occhiali con montatura bianca.
Venivo fatto sedere, ed ogni militare che entrava dalla porta di
ingresso mi colpiva la faccia con sberle, con pugni in testa con calci
alle costole ed alle gambe.
Il graduato con occhiali con montatura bianca ed occhi chiari,
afferrava una pinzatrice, e messosi un guanto, mi afferrava la lingua,
cercando di inchiodarmi i punti sulla lingua. Un altro Carabiniere
gridava «lascia stare». Anche il Carabiniere di guardia infine,
messosi i guanti mi colpiva con violenti ceffoni al viso. Prima di
venire allontanato dalla caserma mi veniva chiesto dal Carabiniere in
borghese con gli occhi chiari e con occhiali con montatura bianca se
mi aveva picchiato e come mi ero fatto male al viso. Gli dicevo che
non mi aveva picchiato e che mi ero fatto male da solo. Dopo avermi
risposto che così gli piacevo, il Carabiniere mi diceva che sapeva
dove abitavo e di stare attento di quello che avrei detto o riferito.
Venivo rilasciato, e quindi lamentando dolori per colpi ricevuti mi
portavo al P. S. dell´Ospedale di Desenzano del Garda dove venivo
visitato, sottoposto ad accertamenti clinici e quindi refertato con
prognosi di giorni sette per policontusioni.
Aggiungo che mio fratello Marco Campos, nato a Castel San Pietro Terme
il 22 gennaio 1997, residente a Brescia in via Cimabue n. 16, durante
l´aggressione ai suoi genitori da parte dei Carabinieri, intervenendo
verbalmente, dicendo ai militari di smettere di picchiare i genitori,
veniva colpito da un graduato (Maresciallo) alto sui 195 cm circa, in
divisa, che lo colpiva alla bocca. Mio fratello veniva poi
accompagnato al P. S. del suddetto Ospedale dove veniva visitato e
refertato con prognosi di giorni due per riferita lussazione canino
sup ed inf non altre lesioni traumatiche visibili.
Sono in grado di riconoscere tutti i Carabinieri che mi hanno picchiato
e causato violenze da altri famigliari ed ai veicoli.

Bussolengo (VR), la versione di Giorgio Campos di 17 anni

Intorno alle ore 14.00 del giorno 5 settembre 2008, in Bussolengo,
mentre ritornavo alla roulotte in sosta nel piazzale delle giostre,
dove si trovavano i miei parenti, vedevo gli stessi che venivamo
picchiati da dei Carabinieri in divisa, un Maresciallo alto sui 180 cm
circa, corporatura media, ed un Brigadiere alto sui 170 cm circa senza
capelli, corporatura media.
Vedendo che mio padre Angelo Campos era percosso ferocemente dai
Carabinieri lo prendevo dalle mani e lo trascinavo con me verso la
strada. Nel frangente vedevamo passare una roulotte e chiedevamo aiuto
agli occupanti. Dopo una decina di chilometri venivamo raggiunti da
una pattuglia dei Carabinieri che ci fermavano e prendevano me e mio
padre mettendoci le manette.
A me, a mio padre ed alla persona che ci aveva dato il passaggio veniva
messa in bocca la canna della pistola da ambedue i militari. Venivamo
raggiunti da altre due pattuglie dei Carabinieri, e noi tutti venivamo
caricati nelle macchine. Venivamo portati in Caserma a Bussolengo.
Venivamo buttati a terra con le manette ai polsi. Venivo colpito con
manganellate, calci e pugni da cinque militari, tre in divisa e due in
borghese. Venivo ingiuriato con sputi, apostrofato con «testa di
cazzo... tua madre è una puttana...» e nel frattempo venivo
continuamente picchiato.
Successivamente venivo accompagnato nelle celle sotterranee venendo
ancora picchiato e messo in cella dove si trovava mio fratello. Dopo
una decina di minuti di permanenza nella cella, tre militi hanno
portato una bacinella piena di acqua ghiacciata e poi a turno ci
prendevano la testa e l´immergevano nell´acqua per una decina di
secondi. Il tutto è durato una decina di minuti. Finta la tortura mi
hanno picchiato nuovamente.
Dopo una ventina di minuti altri due Carabinieri senza divisa, che se
vedo riconosco, mi hanno portato in bagno, mi hanno fatto lavare la
faccia, e dopo avermi spogliato completamente nudo, mentre uno mi
picchiava, l´altro mi riprendeva al cellulare, dicendomi che la sera
stessa lo avrebbe riguardato divertendosi. Mentre accadeva questo
venivo fatto oggetto di sputi. Venivo riportato in cella dove c´era
mio fratello Michele e lì venivo nuovamente percosso.

I Carabinieri si portavano nelle altre celle picchiano anche gli altri.
Mentre compivano queste violenze i militari si compiacevano del loro
operato dicendo di essere fieri del loro razzismo adottato nei
confronti degli zingari. I due militari passavano ogni venti minuti,
circa, davanti alle celle, talvolta mostrando i genitali ed altre
volte imprecando e sputando. Un graduato diceva inoltre che la loro
caserma era la più nominata per la cattiveria usata nei confronti
degli zingari.
Durante la permanenza nella Caserma di Bussolengo, il Carabiniere senza
capelli alto 170 cm, mi prendeva il portafoglio da dove estraeva la
somma di sessanta euro, impossessandosene e dicendomi che con il
denaro sarebbe andato a fare la spesa.
Dopo quattro - cinque ore di violenze io, mio fratello e mio padre
venivamo trasferiti presso la Caserma di Peschiera del Garda, dove
venivamo sottoposti a fotosegnalamento. Mentre venivamo sottoposti a
questi rilievi venivamo ancora picchiati dai militari di quella
caserma che saprei riconoscere.
Preciso che nel momento in cui mi sono state applicate le manette dal
Carabiniere senza capelli alto 170 cm circa, dicendo allo stesso se mi
allontanava la morsa, costui invece le serrava ancora di più. Preciso
che ancor oggi sono evidenti le ferite ai polsi. Questo militare poi
prendeva un pugnale e mi chiedeva quale parte volevo che mi tagliasse.
Non rispondevo nulla abbassando il viso. Mi veniva passata la lama
sotto il collo e leggermente punzecchiato al torace. Mentre venivo
ancora percosso questi mi minacciava di non dire nulla appena fossi
stato rilasciato.
Successivamente venivo rilasciato e quindi lamentando dolori per le
ferite riportate, mi portavo al P. S. dell´Ospedale di Desenzano del
Garda dove venivo visitato, sottoposto ad accertamenti clinici e
quindi refertato con prognosi di tre giorni per algia spalla sx.

Bussolengo (VR), la versione di Michele Campos di 15 anni

Alle ore 14.00 circa del 05 settembre 2008, in Bussolengo in piazzale
delle giostre, dove mi trovavo con i miei, famigliari e parenti
intento a pranzare, vedevo sopraggiungere due pattuglie dei
Carabinieri, i quali, scesi dalle macchine, e indossati i guanti,
iniziavano a picchiare i miei famigliari ed i miei parenti. Un
Carabiniere senza capelli gli cascava a terra la pistola, la
riprendeva e gli cascava nuovamente. Io, mio zio Hudorovic Cristian,
mentre venivamo caricati nelle macchine, venivamo ingiuriati con
parole «merde... stronzi... siete morti... teste di cazzo...», e
percossi. Mio zio cercava di avvisare il 113 ma un Carabiniere gli
strappava il cellulare di mano e l´apparecchio veniva distrutto.
Mentre venivamo accompagnati in caserma, venivamo insultati «pezzi di
merda... stronzi...». Arrivati in caserma, venivo portato in una
stanza e lì picchiato da cinque militari, colpito con manganellate
alla schiena.
Venivo portato nelle celle sotterranee e percosso. Venivo buttato sul
letto della cella e colpito nuovamente con manganelli alla schiena e
calci ai fianchi. Ogni cinque minuti i militari ritornavano
picchiandomi e dicendomi «sei morto...».
Poco dopo venivo raggiunto da mio fratello e i militari ci hanno
picchiato ed ingiuriato nuovamente. I militari prendevano una
bacinella bianca con acqua ghiacciata ed infilavano la mia testa
nell´acqua. I militari mi hanno persino sputato in bocca.
Venivo accompagnato in bagno per lavarmi la faccia, riaccompagnato in
cella dove subivo un´altra dose di percosse, e mi veniva puntata la
pistola in faccia.
Ogni dieci / quindici minuti i militari tornavano picchiandoci
nuovamente ed offendendoci, dicendoci che nessuno ci avrebbe tirato
fuori da quel posto.
Dopo due / tre ore io con i miei famigliari venivo trasferito alla
Caserma di Peschiera del Garda per il fotosegnalamento. Nella stanza
del fotosegnalamento colui che mi rilevava le impronte mi passava il
pennello con l´inchiostro in faccia. Il Carabiniere senza capelli
estraeva un pugnale passandomelo sotto la gola e sul braccio. Poi,
dopo averlo rimesso in tasca, ha ricominciato a picchiarmi con calci e
pugni. Mi portava in bagno colpendomi poi ai fianchi con pugni, mentre
un altro Carabiniere mi riprendeva con il cellulare, invitandomi di
non dire a nessuno cosa era successo e che i segni che portavo sulla
schiena non era stato lui.
Anche a me il Carabiniere senza capelli alto 170 cm, mi prendeva il
portafoglio da dove estraeva la somma di sessanta euro dicendomi che
con il denaro sarebbe andato a fare la spesa; e lo stesso lo ha fatto
con i miei fratelli Paolo e Giorgio.
Successivamente venivo rilasciato e lamentando dolori per i colpi
ricevuti mi portavo al P. S. dell´Ospedale di Desenzano dove venivo
visitato, sottoposto ad accertamenti radiologici e quindi refertato
con prognosi di giorni otto.

Bussolengo (VR), la versione di Hudorovich Cristian di 37 anni

Alle ore 13.00 circa del 5 settembre 2008, in Bussolengo, io con i
famigliari e con altri parenti, sostavamo con roulotte presso il
piazzale delle giostre. Dopo una ventina di minuti che eravamo in quel
luogo sopraggiungeva una pattuglia della Polizia Municipale di
Bussolengo che invitava tutti ad allontanarsi entro tre ore come
previsto da ordinanza comunale. Veniva detto al personale della
Polizia Municipale che sostavamo solo per pranzare e poi ci saremmo
allontanati.
Io e tutti i parenti ci mettevamo a tavola per mangiare. In quel
momento sopraggiungeva una pattuglia dei Carabinieri di Bussolengo che
ci intimava di lasciare la zona immediatamente. Veniva detto ai militi
che ci si fermava solo per pranzare e poi saremmo andati via. I
militari, per risposta, ci dicevano che dovevamo «sparire»
immediatamente. Si raccoglieva immediatamente i piatti e il mangiare e
nel frattempo sentivo che i militari si erano spostati e si erano
messi a discutere con mio cognato Angelo Campos.
Mio cognato diceva ai militari che stava mangiando, che lasciassero un
po´ di tempo per finire di mangiare, e lo stesso, vedendo i militare
con fare troppo aggressivo, diceva loro «che volete fare... volete
picchiarci?. ..».

La moglie di Campos interveniva dicendo ai militari di fare ultimare il
pranzo e di non comportarsi in tal maniera. Per tutta risposta uno dei
militari, alto sui 180 - 190 cm circa, corporatura molto robusta, con
capelli nei lisci corti, si avvicinava a mio cognato iniziando a
prenderlo a ceffoni. L´altro militare alto sui 160 cm circa, con
accento meridionale, corporatura normale, si avvicinava a mia cognata
prendendola a ceffoni. Mentre mia cognata cercava di sottrarsi alle
percosse il militare estraeva dalla fondina più volte la pistola
puntandola verso mia cognata. Il militare cercava di ammanettare mia
cognata perdendo le manette, rivenute più tardi dalla Polizia
Municipale.
Intervenivano altre pattuglie dei Carabinieri ed i militari iniziavano
a picchiare tutti i presenti, compresi i bambini di minore età.
Chiamavo il 113 dal mio cellulare, parlando con l´operatore dicendo
che io ed altri parenti eravamo aggrediti da Carabinieri che ci
stavano picchiando. Venivo visto da uno dei Carabinieri, che mi
strappava di mano il cellulare, buttando il telefono per terra,
spaccandolo con una pedata, riprendendolo e buttandolo nella macchina
di servizio, dandomi infine un pugno al viso ed uno ai fianchi,
dicendomi di non telefonare ad alcune nemmeno alla Polizia che tanto
non mi avrebbe creduto nessuno. Non so dare descrizione del milite in
quanto vi erano diversi militari che operavano nella circostanza, ma
saprei individuarlo.
Alcuni militari ingiuriavano i presenti dicendo «siete schifosi
zingari... bastardi... dovete morire...», «tua moglie è una
puttana...». Mi veniva detto di rimanere sull´attenti con la testa
bassa e di dire «sono un figlio di puttana». Mentre la mia convivente
veniva portata presso il comando della Polizia Municipale, io e mio
nipote Campos Michele venivamo portati presso la Stazione die
Carabinieri di Bussolengo, dove all´interno del cortile della caserma
venivamo ancora picchiati.
All´interno dei locali, Campos Michele ammanettato veniva adagiato a
terra e colpito dai militari più volte con manganelli, pugni e calci.
Successivamente venivo rilasciato, e lamentando dolori per i colpi
ricevuti, io ed i miei famigliari ci portavamo presso il P. S.
dell´Ospedale di Desenzano del Garda. Io venivo visitato, sottoposto
ad accertamenti clinici e refertato come si evince dal rapporto.

Bussolengo (VR), la versione di Georgeowistch Anna di 40 anni

Durante la patita aggressione, nel frangente mi trovavo con i miei
figli rispettivamente mia figlia di anni dieci e mio figlio di tre
anni e mezzo. Mentre i miei famigliari e parenti venivano aggrediti
dai Carabinieri, dicevo a quest´ultimi di finirla.
Interveniva un militare in borghese, un maresciallo, la cui qualifica
avevo sentito perché altri militari lo chiamavano appunto maresciallo
che mi faceva salire sulla roulotte, iniziando ad ingiuriarmi,
proferendo «sei una puttana... ti uccido... non gridare...»,
contemporaneamente colpendomi con pugni al capo e ceffoni al viso.
Mentre urlavo al Maresciallo che non avevo fatto nulla, un altro
Carabiniere che accompagnava il graduato mi urlava «sei una puttana...
non devi parlare... stai zitta...».
Mia figlia, sotto shock per la violenza che stava assistendo, piangeva
ed urlava. Lo stesso militare mi diceva «fai star zitta quella puttana
altrimenti te la ammazzo...». Poi lo stesso militare si portava dove
stazionava mio nipote Marco Campos di anni undici iniziando a
picchiarlo. Il Maresciallo diceva poi ai Vigili presenti: «prendete
quella troia e portatela in caserma...».In caserma dei Vigili il
Maresciallo mi faceva uscire dalla macchina tirandomi per i capelli,
trascinandomi fino all´interno dei locali. All´interno dei locali
altri Carabinieri mi ordinavano di dire «sono una puttana...». Nel
pavimento vi era del sangue che aveva perso mia cognata Sonia Campos.
Un Carabiniere stava per pulire questo sangue ma veniva fermato da un
suo collega il quale gli diceva: «non pulire quel sangue di una sporca
zingara, ma faglielo pulire direttamente a loro». Mi facevano mettere
in ginocchio per pulire la chiazza di sangue di mia cognata. Dopo
una ventina di minuti venivo rilasciata e successivamente mi portavo
al P. S. dell´Ospedale di Desenzano del Garda e venivo visitata e
refertata con prognosi di giorni due.

Articolo tratto da www.carta.org mentre le testimonianze provengono da
http://sucardrom.blogspot.com

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