Ferrovie, altri due operai uccisi
CATANIA •
I lavoratori travolti sui binari: facevano manutenzione, non hanno sentito il treno in arrivo
Dubbi sulla presenza dei colleghi-vedetta. Le Fs: «La squadra era a norma»
Antonio Sciotto da IL MANIFESTO
Nelle Ferrovie si continua a morire: ieri altre due vittime si sono aggiunte a una conta che si aggiorna purtroppo sempre più spesso. Si tratta di Fortunato Calabrese, di 58 anni, e Giuseppe Virgillito, di 35: entrambi catanesi, uno prossimo alla pensione e l'altro in procinto di sposarsi, sono stati travolti da un treno regionale mentre lavoravano sulla tratta Catania-Palermo. Dipendenti delle Ferrovie, i due lavoratori stavano intervenendo sulla linea ferrata vicino alla stazione di Motta Sant'Anastasia, paese a pochi chilometri dal capoluogo etneo: in un primo momento si è ipotizzato che indossassero cuffie antirumore, perché stavano utilizzando martelletti a compressione; questo avrebbe impedito loro di sentire il fischio di avvertimento del treno in arrivo, che li ha investiti e uccisi. Ma successivamente la procura di Catania ha smentito la notizia: i ferrovieri non indossavano cuffie, né - in questo caso la fonte sono le Fs - indumenti ad alta visibilità. Il macchinista alla guida del treno afferma di averli visti e di aver azionato il fischio, di aver anche gridato. Il problema è che la manutenzione deve essere eseguita in squadre di cinque persone, in modo che almeno due facciano da vedetta in una direzione e nell'altra, avvertendo gli altri in caso di arrivo del treno. Ma degli altri tre colleghi, ieri non sembra essersi vista traccia, anche se le Ferrovie affermano che «la squadra era a norma». Giacomo Rota, segretario Filt Cgil Sicilia, spiega che «la squadra da cui dipendono i due operai che hanno perso la vita è composta da 12 persone, ma 7 risultano "inidonee permanentemente o temporaneamente", e dunque ne rimangono soltanto 5. Perciò, se i due hanno indossato la cuffia anti-rumore, il minimo è che si aspettassero di essere avvertiti dell'arrivo del treno. E perché invece questo non è avvenuto?». Il sospetto, fortissimo, è che i due operai fossero stati mandati a lavorare da soli. «Il fatto è che le Ferrovie di Moretti, in Sicilia tagliano i servizi con l'ascia - spiega il sindacalista Cgil - Nell'ultimo anno abbiamo perso il 30% delle linee a lunga percorrenza: da Ragusa a Palermo ci metti 7-8 ore, da Catania a Palermo 4-5. Per tre mesi non è stata sostituita una nave traghetto rotta, e per attraversare lo Stretto i passeggeri hanno dovuto caricarsi i bagagli in spalla». «E' un deserto infrastrutturale - conclude Rota - Ci dicono che devono tagliare perché in Sicilia viaggia poca gente. Ma è ovvio che pochi utilizzano i servizi, se l'efficienza è questa: è un cane che si morde la coda. Se hanno licenziato De Angelis, che denunciava carenze di sicurezza sugli Eurostar, figurarsi cosa vediamo sulle linee regionali». Nel gennaio di 2 anni fa, sono morti altri due ferrovieri siciliani, sullo Stretto. Oltre all'inchiesta aperta dalla magistratura di Catania, le Ferrovie hanno avviato un'indagine interna, e il ministro delle Infrastrutture Altero Matteoli ha annunciato l'invio di ispettori ministeriali. Le Ferrovie si difendono dalle accuse: «La squadra che doveva effettuare i lavori sui binari - dichiarano era composta da 5 persone: il preposto, responsabile del cantiere, e 4 addetti. La squadra di lavoro aveva quindi una composizione a norma e coerente con l'entità e la tipologia delle attività da eseguire, ed era stata dotata di tutto l'equipaggiamento e le attrezzature necessarie». L'azienda aggiunge che «i due operai Calabrese e Virgillito, per cause in corso di accertamento, si trovavano a circa 200 metri dalla zona di lavoro dove erano i loro colleghi, quando sono stati investiti dal Regionale 3832». «Bisognerà capire quale fosse la natura dell'intervento, in che condizioni stessero lavorando - spiega Francesco Battiato, della Cgil di Catania - Adesso dobbiamo stare vicino alle famiglie dei due operai e assicurarci che abbiano il giusto sostegno». Da Roma arriva la solidarietà dei delegati alla sicurezza: «L'investimento dei due colleghi di Catania - spiega Mauro Evangelisti, Rls ferrovie di Roma - appare come la fotocopia di quello avvenuto nel novembre del 2006 nei pressi della stazione di Monterotondo a Roma, in cui perse la vita il ferroviere Massimo Romano; anch'egli fu travolto da un treno mentre era all'opera con un martello pneumatico, senza che vi fosse in atto la prevista organizzazione della protezione. A distanza di due anni su quell'incidente l'azienda non ha ancora fatto chiarezza». «Come possiamo pretendere che i lavoratori di Catania e i loro delegati obiettassero qualcosa all'azienda in merito alle loro condizioni di lavoro se chi mette in evidenza rischi per la sicurezza subisce ritorsioni che possono arrivare al licenziamento?», si chiede Dante de Angelis, il macchinista licenziato a ferragosto per essersi espresso sul problema degli Eurostar spezzati. «Con le cuffie antirumore lavorare sui binari vuol dire solo una cosa: morte certa».

