PROPAGANDA E SICUREZZA, SIAMO TUTTI PIU’ SICURI?

di Piero Maestri
(da il manifesto - milano)
La propaganda sulla “Milano sicura” ha fatto un ulteriore passo avanti con l’arrivo in città dei primi contingenti militari, spediti in missione a pattugliare le strade di Milano, dopo essersi fatti le ossa tra quelle di Kabul o Nassiriya. Però non c’è molto da scherzare.

E’ evidente a chiunque sia dotato di buonsenso e onestà intellettuale che i militari non porteranno ad alcun risultato per quanto riguarda una “maggiore sicurezza” in città e che l’obiettivo dichiarato ancora una volta riguarda la “percezione” della sicurezza – cioè la propaganda.

Ma un risultato sono riusciti ad ottenerlo: è la sanzione politica che sia definitivamente possibile liberarsi dell’eredità “sessantottina”, come dichiara il ministro La Russa, cioè seppellire definitivamente ogni analisi e progetto di democratizzazione delle forze di polizia e di separazione anche concettuale tra i compiti delle “forze dell’ordine” e quello delle forze armate.

Questo risultato è stato reso possibile in questi ultimi 20 anni prima modificando il ruolo delle Forze Armate (alle quali già il “nuovo modello di difesa” del 1991 affidava anche compiti di polizia), poi accelerando per legge il passaggio dei congedati dall’esercito (professionisti volontari) nelle forze di polizia, infine confondendo sempre più i termini – eliminando dal vocabolario politico il termine “guerra” per trasformarla in “polizia internazionale” e simili.

E quale sia il nemico è molto chiaro: a Milano i militari verranno mandati soprattutto nelle zone con un alta densità di popolazione immigrata – le zone additate ogni giorno come “insicure” e intollerabili per i cittadini milanesi (via Padova, via Imbonati ecc.)

A questa logica sicuritaria non sfugge – come poteva essere altrimenti – il solito Penati che, senza minimamente criticare l’uso dei militari in funzioni di ordine pubblico, “mette a disposizione” il personale amministrativo della Provincia per rilevare poliziotti ora adibiti a compiti civili per aumentare il loro ruolo sulle strade (tra l’altro facendo balenare l’idea che oggi i dipendenti provinciali stiano con le mani in mano…). Altra cosa sarebbe invece provare ad uscire dalle logiche repressive e poliziesche, spostando agli enti locali funzioni oggi affidate alla forze di polizia – come il rilascio dei permessi di soggiorno – e compiti di programmazione di progetti di socialità e socializzazione (altro che sindaci che proibiscono di sostare in più di 2 persone alla sera nei parchi!), non tanto per “razionalizzare il lavoro delle forze dell’ordine” (come scrive Penati), ma perché la sicurezza e la convivenza devono essere costruite con politiche differenti, riaffidando alla pubblica amministrazione il ruolo politico che sembra aver rinunciato a praticare – e questo è quello che distingue le politiche di sinistra dall’inseguimento delle destre.

Piero Maestri, Consigliere Provinciale Sinistra Critica

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