«Un salario minimo contro la concertazione a perdere»

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La proposta di legge di iniziativa popolare di Sinistra critica. Parla Franco Turigliatto
S. F. (il manifesto) ROMA
Cinquanta mila firme entro l'autunno. «Ne raccoglieremo molte di più», è convinto Franco Turigliatto. La proposta di legge di iniziativa popolare lanciata da Sinistra critica a difesa dei salari (tremila firme raccolte finora) ha iniziato il suo viaggio nei luoghi «simbolo» del lavoro il 27 giugno scorso. Quattro i punti qualificanti della proposta (affiancata da una petizione al presidente del senato per i diritti dei lavoratori migranti): un salario minimo intercategoriale di 1300 euro netti al mese, un salario sociale di mille euro al mese per i periodi di non lavoro, la restituzione del fiscal drag e l'indicizzazione dei salari alla crescita dell'inflazione.
Anche se arrivaste a raccogliere le firme necessarie, la legge di iniziativa popolare rischia di finire chiusa in un cassetto...
Sappiamo i limiti delle leggi di iniziativa popolare e siamo consapevoli anche del fatto che non si risolvono i problemi del salario solo con una proposta di legge. Occorre una mobilitazione, per superare la trattativa a perdere che i sindacati confederali stanno facendo. La legge di iniziativa popolare vuole essere perciò un elemento di sensibilizzazione, uno strumento per fare capire a tutti che è possibile recuperare risorse per i salari, tenendo la barra ferma su una questione dirimente.
Qual è la questione dirimente?
Il fatto che l'aumento dei salari può arrivare solo da un prelievo sui profitti. Come ha detto anche la Banca per i regolamenti internazionali, se ci fosse una distribuzione della ricchezza pari a quella di quindici anni fa, 120 miliardi all'anno andrebbero nelle tasche dei lavoratori invece che in quelle dei padroni. O si prendono i soldi dove ci sono, o non ci sono speranze.
Con quali soldi finanziereste le misure?
Con l'armonizzazione al 20% della tassazione sulle rendite finanziarie, come il programma di governo del centro sinistra prevedeva, e con l'abolizione delle riduzioni fiscali che, sempre il governo Prodi, ha concesso a imprese, banche e assicurazione con l'operazione sul cuneo fiscale.
Un salario minimo non rischia di togliere spazio alla contrattazione?
L'obiezione avrebbe senso se ci fosse una contrattazione vera, che oggi non c'è. E poi un salario minimo, come quello che c'è in Francia, sarebbe una garanzia per tutti e permetterebbe una migliore contrattazione aggiuntiva.
Sinistra critica non è che uno dei piccoli rivoli in cui si è frantumata la sinistra...
L'iniziativa è aperta a tutti coloro che vorranno aderire, e a partire dall'autunno auspichiamo un'iniziativa unitaria per opporci alle misure del governo a partire però da pratiche sociali. Mentre gli altri a sinistra si contrappongono nei congressi, noi abbiamo provato a tornare nei luoghi di lavoro. Di una cosa però sono convinto: i momenti unitari non possono partire dall'aggregazione dei ceti politici, ma solo dalle mobilitazioni sociali.

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