Sinistra Critica: "Comune e Provincia di Genova devono bloccare i processi di privatizzazione in corso"
Adesso, anche il Comune e la Provincia di Genova, per rispettare il voto popolare, devono bloccare i processi di privatizzazione in corso sulla gestione del ciclo dei rifiuti e sui trasporti pubblici locali e avviare un percorso per la ripubblicizzazione dell’acqua e del sistema idrico.
Il grande risultato del referendum esprime una precisa indicazione della volontà popolare.
In particolare, con il risultato ottenuto sul primo quesito referendario, quello sulle “modalità di affidamento e gestione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica”, viene abrogato l’intero articolo 23 bis del decreto Ronchi, con il quale si imponeva agli enti locali (Comuni e Province), entro il 2011, di affidare tutti i servizi pubblici locali, non solo la gestione dei servizi idrici ma anche altri come la gestione del ciclo dei rifiuti, il trasporto pubblico locale, ecc., a soggetti privati attraverso l’indizione di una gara oppure, in alternativa, a cedere a un soggetto privato almeno il 40% del pacchetto azionario della società pubblica che sinora avesse gestito il servizio.
Le Amministrazioni del Comune e della Provincia di Genova avevano già messo nei rispettivi bilanci preventivi per il 2011, approvati nel dicembre scorso, la cessione a privati del 40% di AMIU e del 40% di ATP,l’azienda dei trasporti pubblici provinciale.
Le nostre Amministrazioni locali, evidentemente, hanno scommesso sulla sconfitta del referendum, e si sono dimostrate molto “obbedienti” alle imposizioni del governo Berlusconi, perché non hanno nemmeno voluto aspettare almeno l’esito dei referendum per avviare i processi di privatizzazione.
In Comune, la giunta Vincenzi di centrosinistra, con un assessore al ciclo dei rifiuti in quota alla Federazione della Sinistra, ha già messo nel Bilancio preventivo i 12 milioni di euro (una stima prudenziale) che prevede di ricavare dalla cessione a privati del 40% di AMIU.
Ancora più oltre si è già spinta la Provincia di Genova (con una maggioranza ancora più larga, che va da Rifondazione Comunista fino all’UDC), che ha già non solo messo la cessione del 40% di ATP nel Bilancio preventivo, ma ha già deliberato addirittura sul bando di gara, con una delibera di Giunta lo scorso 29 marzo, poi ratificata da tutta la maggioranza in Consiglio provinciale, compresi i voti di SEL, del PRC e dei Verdi, lo scorso 27 aprile.
Senza quindi nemmeno aspettare l’esito del referendum ...
Sinistra Critica indica pertanto la necessità che questi processi di privatizzazione già avviati dalle amministrazioni locali genovesi siano immediatamente bloccati, per rispettare davvero la volontà popolare che si è espressa con il referendum, e che sia avviato da subito, da parte del Comune di Genova, un percorso di ripubblicizzazione della gestione dell’acqua e dei servizi idrici, che sono stati da tempo privatizzati nella nostra città dalle amministrazioni di centrosinistra, prima con la giunta Sansa con la cessione a soggetti privati del 49% di AMGA e l’entrata in Borsa, poi con le giunte Pericu con cui si arrivò addirittura a vendere a soggetti privati le dighe, infine con la giunta Vincenzi con la creazione di IREN.
La gestione dell’acqua, a Genova, è ormai fuori da ogni controllo possibile da parte dei cittadini. Ma i cittadini, ancor più quelli genovesi, e soprattutto nei quartieri più popolari, si sono chiaramente espressi con il referendum per una gestione interamente pubblica dell’acqua e perché su questo bene comune così prezioso non si possano fare profitti. Per questo, è doveroso ripubblicizzare l’acqua anche a Genova.
Sinistra Critica
Coordinamento provinciale – Genova





