Saras, tre omicidi frutto della precarietà e dello sfruttamento

da Sinistra critica sarda

Sinistra Critica si stringe attorno alle famiglie e agli affetti di Daniele Melis, di Bruno Muntoni e di Luigi Solinas: i tre operai della Comesa (ditta appaltatrice che opera nella raffineria Saras di Sarroch) morti ieri sul lavoro per intossicazione da azoto.
Queste morti non sono il frutto di una tragica fatalità, ma sono una strage, sono il prodotto di un sistema che fa della sicurezza una variabile dipendente degli interessi e dei tempi del capitale. Un sistema che fa sempre più leva sul precariato, diffuso specialmente nelle ditte appaltatrici.
“Chi protesta ha finito di entrare”, ha infatti dichiarato all’Unione Sarda un lavoratore con contratto a tempo determinato. “Si lavora tanto – afferma un altro operaio - a volte anche 13 ore di fila. (…). Un tempo i cartellini elettronici ti permettevano di entrare solo per sei giorni di fila, al settimo il tornello non si apriva: ora il divieto scatta solo al quattordicesimo”.
Uno sfruttamento sempre più accentuato e con ritmi di lavoro sempre più accelerati. Alla Saras è infatti in corso una manutenzione straordinaria degli impianti col coinvolgimento di circa 4mila lavoratori. “Qui dentro è un formicaio. Un tempo – ha spiegato un operaio all’Unione – una lavoro del genere veniva fatto in tre mesi. Ora in quaranta giorni”.
La lezione della Thyssen Krupp non è servita.

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