QUELLA "RIVOLUZIONE GENTILE" e "GIOVANE" CHE NON ESISTE PIU'!
QUELLA "RIVOLUZIONE GENTILE" e "GIOVANE" CHE NON ESISTE PIU'!
La politica deve ripartire dal sociale!
Con gli avvenimenti politici e giudiziari delle ultime settimane e con l’azzeramento della giunta Vendola è terminata definitivamente la speranza della “Rivoluzione Gentile”. Con essa va via anche l’ultimo “fortino” della sinistra che quattro anni fa vedeva in Vendola, ma soprattutto nell’entusiasmo popolare e nella partecipazione giovanile, la possibilità di fare della politica uno spazio pubblico in grado di sconfiggere in maniera realmente alternativa la cultura berlusconiana nel profondo del suo modello sociale, basato sul successo personale e sulle pratiche clientelari.
Oggi siamo di fronte alla punta di un iceberg che viene da molto lontano. Erano trascorsi solo pochi giorni dalla vittoria di Vendola, quando dietro una “buona uscita” in contributo spese ci siamo ritrovati un muro davanti alla possibilità di continuare a fare politica: tutti i “comitati per Vendola” nati sul territorio dovevano essere chiusi! A questo sono seguite logiche di attribuzione di potere, che non appartengono alla nostra idea di fare politica: incarichi ad alcuni assessori con evidenti conflitti di interesse, nomine di svariate decine di dirigenti esterni senza criteri di valutazione e selezione trasparenti, se non il fatto che siano giovani rampolli assetati di successo personale e funzionali a creare piccole e grandi lobby. E poi, grandi e medie imprese finanziate con risorse pubbliche senza vincolarle minimamente alla creazione di nuovi posti di lavoro stabile o alla riduzione dell’utilizzo di contratti precari. In ultimo, di fronte alla crisi e all’incapacità del governo di destra di porne rimedio, nessuna proposta diretta verso i lavoratori disoccupati e i precari, come ad esempio l’istituzione di un salario sociale. A fronte di ogni nostra critica propositiva, siamo stati sempre etichettati come i soliti pochi, alla ricerca di visibilità, pronti a strumentalizzare qualsiasi notizia pur di andare contro qualcuno e/o qualcosa.
Questo è stato il processo involutivo in Puglia dell’ultimo fortino di sinistra. Come porre rimedio? Sparigliando le carte, aprirsi a qualche altra forza politica, se non di centro. Ma per quali finalità? Governare la regione per migliorare le condizioni economiche e sociali dei ceti meno abbienti o per assicurarsi la ricandidatura alle elezioni regionale del 2010, ricorrendo all’ormai logoro e inconcludente leitmotiv del ritorno dello spauracchio della destra?
Ormai, però, l’idea berlusconiana e il suo progetto ha contaminato tutti. D'altronde oggi il nuovo laboratorio politico pugliese per prendere voti e sconfiggere la destra si fonda sul definirsi anticomunisti, consiste nel non dichiararsi né di destra né di sinistra, come ben ha evidenziato il sindaco di Bari Emiliano.
Oggi la sinistra, anche in Puglia, ne esce sconfitta insieme alla speranza della “rivoluzione gentile”. E se continua a credere che l’alternativa alla destra sia questa strada, continuerà a perdere, così come capita da qualche decennio a questa parte. Si possono pure ottenere dei risultati (come è successo a Bari), ma a vincere sarà la politica populista e intollerante da sceriffi a là Emiliano. Non avrà mica vinto un’altra idea di società basata sulla giustizia sociale e civile, sulla salvaguardia ambientale, sull’autodeterminazione delle donne, sul riscatto del mondo del lavoro.
Oggi c’è da ricostruire una Sinistra anticapitalista. Una ricostruzione a partire dai luoghi del disagio sociale dove siano lanciate campagne contro la crisi e il razzismo, mettendo insieme lavoratori che perdono il posto di lavoro, precari che non lo hanno e immigrati che non sono per nulla responsabili del fallimento della società ingiusta in cui viviamo.
02.07.2009
Sinistra Critica, Puglia






