OBIETTIVO SMIC E PROSSIME ELEZIONI. IL COORDINAMENTO DI SINISTRA CRITICA

Si è tenuto a Roma, il 20 e 21 dicembre scorsi il coordinamento nazionale di Sinistra Critica. Questa la mozione finale che impegna Sinistra Critica all'obiettivo della raccolta firme per il Salario minimo intercategoriale, rilancia la proposta dei Comitati unitari contro la crisi, assume la giornata del 13 febbraio e l'assemblea dei delegati del sindacalismo di base come nuove occasioni di mobilitazione contro il governo e padronato e indica una proposta politica per le prossime elezioni europee e amministrative: una lista anticapitalista rigorosamente alternativa al Pd, rigorosamente rinnovata e capace di un programma di emergenza sociale.

Il coordinamento nazionale di Sinistra Critica riunito a Roma il 20-21 dicembre
- Esprime piena solidarietà alla mobilitazione della gioventù greca in lotta giustamente indignata dopo l’uccisione del giovane Alexander e in piazza contro i piani di ristrutturazione del governo Karamanlis. Quella mobilitazione evidenzia una situazione comune in Europa di fronte alla crisi capitalistica che viene scaricata consapevolmente dai governi sui giovani, i lavoratori, le donne, i migranti . Una crisi strutturale del capitalismo, vittima delle proprie contraddizioni, che non riguarda soltanto una presunta “finanza cattiva” che espropria un cosiddetto “capitalismo produttivo” e che richiede un di più di radicalità anticapitalista come sola ricetta in grado di salvare dalla crisi i lavoratori e le lavoratrici. Per questo noi vogliamo batterci per far pagare la crisi a chi l’ha provocata e non ha mai pagato, colpendo profitti e dividendi azionari con l’introduzione di una Patrimoniale e con una tassazione delle rendite finanziarie; vincolando gli incentivi pubblici ai settori produttivi alla salvaguardia dei posti di lavoro e alla copertura integrale di salari e stipendi, con la nazionalizzazione senza indennizzo e sotto controllo sociale e dei lavoratori per settori produttivi che chiudono o licenziano, nazionalizzazione che vale in particolare per le banche che vanno riorientate al credito agevolato nei confronti dei lavoratori e alla riduzione dei tassi di interesse in particolare sui mutui. Serve poi un piano di emergenza per impedire licenziamenti, difendere i servizi pubblici, dare priorità al salario minimo e sociale, per lavoratori, disoccupati e pensionati, come indica la nostra campagna sullo Smic, la riduzione dell’orario di lavoro. Costruire un piano di riqualificazione ecologica dei territori come volano di una società sostenibile e un piano di riconversione dell’industria bellica e di riqualificazione dei territori militarizzati per liberare risorse da destinare allo sviluppo sociale.

- Tutti i governi del mondo, quello italiano in primis, cercheranno di far pagare la crisi alle masse popolari e ai giovani. Se n’è accorta l’Onda studentesca con la sua rivolta d’autunno e con l’azzeccato slogan del “Noi la crisi non la paghiamo”. Esiste una nuova questione giovanile, in cui le speranze e le attese di futuro si scontrano con la materialità della crisi dando vita a espressioni di potenziale ribellione e imponendo alla sinistra di classe e anticapitalista un occhio di riguardo nei confronti della gioventù.

- Ma la crisi riguarda direttamente lavoratori e lavoratrici. Dopo le rassicurazioni iniziali tutti gli osservatori economici riconoscono le ricadute pesanti della crisi sul piano dei posti di lavoro e delle condizioni di vita. Nessuna misura significativa è stata finora presa per impedire i licenziamenti, sostenere salari, stipendi e pensioni, proteggere lo stato sociale. Nessun governo del mondo, in realtà, ha finora messo in discussione i dogmi liberisti che hanno dettato le politiche economiche degli ultimi trenta anni e nessuno ha oggi una ricetta efficace per salvare dalla crisi i soggetti più deboli. Il governo Berlusconi si muove nel solco dei governi del pianeta avendo a cura la salvaguardia di banchieri e imprenditori di riferimento – anche con l’ipotesi di ridisegnare i rapporti di potere interni, vedi il caso Alitalia – e ignorando completamente la situazione di cassaintegrati, licenziati, precari e disoccupati. Anche le ipotesi di opere pubbliche si muovono nella logica dei “favori agli amici” piuttosto che nella direzione di una riqualificazione ambientale e di servizi. Un governo pienamente liberista, dunque, che nell’assenza di un’opposizione adeguata, può permettersi di giocare a tutto campo e senza ostacoli di rilievo.

- Nemmeno la sinistra “moderata”, socialdemocratica o di centrosinistra, costituisce una alternativa e una sponda utile. I suoi governi, infatti, si limitano a gestire la crisi mentre Obama – il cui valore simbolico della vittoria elettorale non ci sfugge – è già all’opera per rispondere alle esigenze e agli interessi dell’establishment statunitense che ha contribuito alla sua elezione. In Italia il Pd si è limitato a commentare la crisi senza distinguersi per una visione alternativa. Addirittura, il partito di Veltroni e D’Alema ha dato il suo sostegno parlamentare al decreto “anti-fallunnoni” di Brunetta e ha avallato l’innalzamento dell’età pensionabile delle donne. Le vicende giudiziarie non possono essere disgiunte da questi dati politici di fondo: la compromissione con il sistema, il suo essere “gestore” del capitalismo italiano e la sua internità alle lotte di potere che questo comporta, producono una corruzione interna e un malaffare che rende il Pd uguale ad altri partiti italiani, e non solo, comprese alcune espressioni della sinistra più radicale.

- Il nodo dirimente della politica italiana resta, in ultima analisi, la debolezza e la fragilità di un’opposizione sistematica al governo e al sistema capitalistico. Nemmeno la ex sinistra di governo produce significative inversioni di tendenza, dibattendosi ancora nella sua crisi che è di prospettiva e di strategia. Le stesse elezioni in Abruzzo, con l’ondata di astensionismo senza precedenti, mostrano la difficoltà di queste forze di recuperare consensi significativi e di presentarsi come un’alternativa credibile al centrodestra e al Pd, scalzati in questo dall’Idv di Di Pietro. La costruzione di una forza politica con queste caratteristiche, di un’opposizione di classe e anticapitalista, resta quindi il nostro compito fondamentale in questa fase storica.

- Per assolvere a questa “missione” noi oggi puntiamo sul rafforzamento e la costruzione di Sinistra Critica, uno strumento al servizio di un progetto più ampio, ma uno strumento indispensabile e irrinunciabile. E che va rilanciato a partire dalle priorità qui decise.

- La nostra prima priorità è il raggiungimento dell’obiettivo della campagna Smic, 51000 firme entro il mese di febbraio. A questo obiettivo vogliamo dedicare tutte le nostre energie delle prossime settimane con uno sforzo eccezionale dell’organizzazione per un risultato che è ampiamente alla nostra portata e che costituisce un esempio efficace e mobilitante per rispondere alla crisi. Il coordinamento nazionale si impegna su questo obiettivo e propone all’organizzazione una mobilitazione straordinaria.

- Accanto alla campagna per lo Smic Sinistra Critica si impegna, come lo è stata nella fase precedente, allo sviluppo, estensione e rafforzamento del movimento di massa favorendone l’autorganizzione e l’unità. Il movimento studentesco e del mondo della scuola in autunno, il coinvolgimento del movimento sindacale, hanno rappresentato un’utile opportunità per realizzare condizioni più avanzate di unità e per sperimentare, soprattutto nel movimento studentesco, quella necessaria autorganizzazione che è finora mancata stabilmente nei movimenti di massa italiani. Opportunità in larga parte andate sprecate per responsabilità evidenti delle organizzazioni maggioritarie e non solo ma che impongono un lavoro di lunga lena a cui Sinistra Critica non vuole sottrarsi. Rilanciamo la proposta di “Comitati unitari contro la crisi” o “reti di resistenza” e tutto quello possa favorire l’unità delle lotte, la realizzazione di vertenze possibilmente vincenti e/o esemplari. Ci impegniamo a generalizzare lo sciopero indetto da Fiom e Fp-Cgil per il 13 febbraio con l’estensione ad altre categorie e il coinvolgimento di altri soggetti sociali per un’altra prova di opposizione sociale al governo Berlusconi. Allo stesso tempo ci impegniamo per la piena riuscita dell’assemblea nazionale dei delegati-e del sindacalismo di base. Ci impegniamo inoltre a un raccordo tra le varie esperienze in lotta colpite da misure repressive.

- Un capitolo a parte riguarda le prossime scadenze elettorali, in particolare la tornata unica per europee e amministrative del 6-7 giugno 2009. Sinistra Critica annuncia la propria volontà di essere presente in questa occasione. Il nostro auspicio, coerente con il nostro progetto politico, è quello della realizzazione di liste anticapitaliste basate su alcune precise discriminanti: radicalità delle proposte e dei programmi politici all’altezza della durezza della crisi; alternatività piena al centrosinistra e quindi autonomia assoluta dal Pd e dai suoi governi a livello locale; assenza di responsabilità nei fallimenti recenti della sinistra di classe e quindi un grado rilevante di rinnovamento e di apertura ai movimenti sociali; la capacità di dare vita a liste realmente innovative e non a vecchie e inutili sommatorie di apparati politici. Questa ambizione noi la rivolgiamo alle forze della sinistra radicale e dei movimenti sociali e ci mettiamo a disposizione per costruire esperienze positive. Allo stesso tempo dichiariamo fin d’ora la nostra determinazione, in caso di fallimento di quel progetto, a presentare liste di Sinistra Critica ai vari livelli e ci prepariamo comunque alla necessaria raccolta delle firme per quanto consapevoli che la legge per elezioni europee si configura come antidemocratica su questo piano. Ma noi vogliamo essere presenti a questa scadenza anche per far vivere in Italia il progetto della Sinistra Anticapitalista europea che sarà presentato a Strasburgo il 4 aprile, in occasione della manifestazione europea contro la Nato, iniziativa che assumiamo a pieno nella nostra agenda.

- Con questo coordinamento Sinistra Critica dà vita a una fase pre-congressuale. Diamo mandato così ai circoli territoriali di iniziare, con attivi nei mesi di gennaio e febbraio, la discussione sul documento generale e sul documento organizzativo a carattere interno in vista di una conferenza dei responsabili organizzativi da tenersi in primavera. Come occasione di chiusura della campagna Smic terremo a marzo la conferenza sul lavoro mentre come lancio della campagna elettorale ma anche per aprire formalmente il congresso vero e proprio che si terrà nel mese di ottobre 2009 convochiamo un’assemblea-meeting nazionale nel mese di aprile.
(Approvata all'unanimità)

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