per lo sciopero del lavoro migrante
vogliono far pagare la crisi ai migranti e alle migranti
PER LO SCIOPERO DEL LAVORO MIGRANTE
C’è solo un modo per definire i provvedimenti contro i migranti in discussione in parlamento: razzisti. Un razzismo particolarmente insidioso perché proviene dalle istituzioni e alimenta la paura e la xenofobia.La retorica sulla “sicurezza” in realtà nasconde la volontà di perpetuare ed estendere lo sfruttamento e la precarietà dei migranti. La crisi la devono pagare innanzitutto coloro che hanno meno diritti, che sono maggiormente ricattabili. Ma non basta. I migranti devono essere “controllati”, si deve impedire la loro libertà di movimento e di aggregazione. E’ un salto di qualità anche rispetto alla discriminazione e alla pericolosità che hanno contraddistinto i decreti contro i rom e i migranti varati dal governo Prodi.
Al razzismo istituzionale del governo ne consegue il razzismo amministrativo delle giunte comunali.
Razzismo come forma di governo, metodo per amministrare le città, modello di convivenza. La discriminazione comincia dalla nascita con i bonus bebè, prosegue nella scuola dell’obbligo con le classi separate e viene sistematizzata sui luoghi di lavoro, nell’accesso ai servizi sociali e nella società.
Tutto ciò non fa tuttavia i conti con il crescente protagonismo dei migranti. La ripresa delle iniziative, delle proteste, del conflitto in varie città da parte dei migranti dimostra la volontà di non subire, di prendere la parola, di considerarsi un soggetto importante della trasformazione della società. Da qualche tempo e da più parti, tra i migranti, si sta facendo strada la necessità di “una giornata senza di noi”. La costruzione di uno sciopero del lavoro migrante contro la legge Bossi-Fini che li condanna a un permesso di soggiorno legato al contratto di lavoro. Uno sciopero contro una legge razzista, una legge che subordina violentemente i migranti alle gerarchie del mercato del lavoro.
Quindi uno sciopero che riguarda direttamente anche i lavoratori e le lavoratrici italiani/e. Un percorso per ricostruire una solidarietà di classe, del lavoro contemporaneo, su basi rinnovate.



