Le elezioni Europee al tempo della crisi
LE ELEZIONI AL TEMPO DELLA CRISI
- perchè Sinistra Critica non sarà presente -
Sinistra Critica ritiene la crisi economica mondiale l'elemento centrale dell'attuale fase politica e sociale. Le professioni di ottimismo di Berlusconi e dei suoi ministri sono totalmente fuori luogo: non vi sono elementi concreti che inducano a pensare che si va verso una ripresa. La dinamica è ormai quella classica delle crisi dovute ad una sovracapacità produttiva con conseguente disoccupazione di massa, impoverimento dei salariati, migrazioni imponenti dai paesi più poveri. I miliardi di euro stanziati dai governi servono solo a evitare i fallimenti delle banche, senza intervenire sulla distribuzione della ricchezza totalmente sbilanciata a discapito dei lavoratori.
L'avvicinarsi della scadenza delle elezioni europee ci ha indotto a avanzare alle altre forze politiche della sinistra di classe in italia una proposta che facesse della crisi economica, e delle risposte ad essa, l'elemento centrale.
Un' europa dei popoli e non dei banchieri, un pacchetto anticrisi compiutamente anticapitalista che preveda il blocco dei licenziamenti per le aziende in attivo, la nazionalizzazione per quelle che non garantiscono più salari o occupazione, un massiccio intervento statale per nuovi servizi pubblici a partire da casa popolari e scuole, nuove garanzie per i lavoratori come il salario minimo intercategoriale.
Questi a nostro avviso sono gli elementi che andrebbero posti alla base di una campagna elettorale, ai quali va naturalmente aggiunta la necessità di un completo rinnovamento del un ceto dirigente della sinistra che ha disastrosamente fallito sostenendo il governo Prodi.
Con queste intenzioni e consapevoli delle condizioni capestro imposte da una legge elettorale antidemocratica (sbarramento al 4% e notevoli ostacoli alla presentazione delle liste per chi non ha rappresentanza parlamentare) abbiamo intavolato trattative con il Partito Comunista dei Lavoratori, Rifondazione e Comunisti Italiani per giungere ad una lista unitaria. Le risposte sono state però deludenti: se da un lato il partito di Ferrando ha confermato la volontà di non stringere alleanze in nessuna circostanza, RC e PdCI hanno scelto di dare vita a una lista che fa dell'identità comunista e della loro programmata riunificazione l'elemento dominante. A nostro avviso la presentazione di una “lista comunista” che ha negli ex ministri Ferrero, Diliberto e Salvi i principali testimonial e che non riesce a fari i conti con un passato di governo ed un presente di alleanze amministrative con il Partito Democratico decisamente fallimentari, non può essere la risposta adeguata all'attuale situazione di strapotere delle destre e di grave deterioramento delle condizioni di vita dei lavoratori.
Inoltre la contemporanea presenza di più liste a sinistra del PD in lotta tra loro per superare il fatidico quorum del 4% sta dando vita a quella che i mezzi d'informazione definiscono la “faida rossa”.
In questa condizione di grande confusione e dispersione di forze, Sinistra Critica ha deciso che non parteciperà alle elezioni europee del 6 e 7 giugno, perchè pensiamo che l'unica opzione rimastaci, ovvero la presentazione autonoma, si risolverebbe in una operazione di propaganda finalizzata alla sola visibilità.
Ci sembra più utile continuare a lavorare al di fuori della contesa elettorale per ricostruire una sinistra coerentemente anticapitalista, radicata nel conflitto sociale e nei movimenti, indisponibile ai governi con il Pd e il centrosinistra, aperta alle istanze e ai desideri delle nuove generazioni.
Ci sembra più produttivo continuare a rafforzare i rapporti con i partiti della Sinistra Anticapitalista Europea, (30 organizzazioni di 16 paesi, tra le quali l'NPA in francia, il Bloco de Isquerda in portogallo, Respect in gran bretagna, Espacio Alternativo in spagna) per dare vita ad una alternativa concreta all'europa tecnocratica che fa esclusivamente gli interessi delle banche e delle multinazionali.
Ci sembra più impellente organizzare comitati unitari anticrisi che unificano la vertenze sui territori e mettano insieme chi ancora un lavoro c'è l'ha, con chi è in cassa integrazione e chi da precario il lavoro l'ha appena perso, per evitare che la crisi del capitale sia pagata ancora una volta dai lavoratori.






