La violenza maschile è la prima causa di morte delle donne in Italia e nel mondo
Solo in italia sono stimate in circa 6 milioni e 743.000 le donne che nel corso della propria vita hanno subito violenza fisica e/o sessuale.
La violenza sulle donne diventa allarme sociale in occasione di eventi eclatanti, fatti di cronaca nera (soprattutto se vedono coinvolti personaggi conosciuti ed esponenti politici) per essere poi relegata ai trafiletti nei giornali quando l'attenzione mediatica si spegne, o quando tali fatti non sono piu' funzionali ai fini della classe politica e dirigente.
Negli ultimi anni la violenza subìta dalle donne è stata il principale strumento utilizzato dai governi per giustificare misure securitarie, razziste, mirate al controllo sociale.
E' in nome della nostra tutela che il 'pacchetto sicurezza' è stato approvato, è per la nostra tutela che sono sorte spontaneamente e subito istituzionalizzate le ronde notturne, è sempre per la nostra sicurezza che i migranti vengono stipati nei CIE e nella società vengono pubblicizzate ed attuate, a livello nazionale e locale, politiche sempre piu' repressive nei confronti di tutti e tutte noi.
Tutto questo nonostante i dati Istat e dei vari osservatori sulla violenza dicano (ma noi donne lo sapevamo già) che il 90% delle violenze fisiche, sessuali, psicologiche nei confronti delle donne avviene da parte di partner, famigliari, conoscenti, e solo in minima parte per mano di immigrati.
La violenza sulle donne è infatti un fenomeno trasversale, non riconducibile alle etnie, a fattori razziali o religiosi ma è un problema CULTURALE, IDEOLOGICO E POLITICO.
Il corpo delle donne è infatti da sempre uno dei principali strumenti utilizzati dal potere politico, religioso, ideologico per attuare la repressione e il controllo all'interno della società. il nostro corpo, inoltre, è vittima di vari tipi di oppressione: non solo fisica ma anche psicologica, culturale, economica.
I corpi delle donne appartengono al sistema:
Le istituzioni religiose e politiche ci dicono come dobbiamo vivere la nostra sessualità (diffondendo nell'immaginario culturale cosa "è bene" e cosa "è male"), ci impongono un modello unico di famiglia attraverso leggi come quella sulla fecondazione assistita (tecnica utilizzabile rigorosamente da moglie e marito!), impediscono l'istituzionalizzazione delle coppie omosessuali, negano diritti alle famiglie monoparentali, relegano all'invisibilità e alla clandestinità le transessuali, dettano legge in materia di aborto, contraccezione, procreazione, attenendosi scrupolosamente alla morale cattolica e negando ogni possibilità di scelta e autodeterminazione da parte delle donne.
I media e il mercato capitalista riducono i nostri corpi a merci da vendere, comprare, oggetti attraverso cui gli uomini possono ottenere soddisfazione ed appagamento, attraverso lo sguardo vouyerista in televisione, le prostitute in strada, le mogli in casa che accudiscono marito, figli... oltre a lavorare!
Oppure siamo oggetti di curiosità morbose, come in questi giorni le transessuali, alla ribalta della scena mediatica per la morte violenta, l'ennesima, di una di loro, di noi.
Il mercato del lavoro ci rende sempre piu' precarie: siamo sottopagate a parità di mansioni rispetto agli uomini ed abbiamo contatti precari, a termine, a tempo determinato, in una percentuale molto maggiore. Veniamo spesso relegate ai posti piu' bassi di inquadramento, raramente occupiamo posti dirigenziali o decisionali, totalmente appannaggio degli uomini, i nostri contratti, quando ci sono, prevedono sempre meno garanzie e tutele. Siamo le prime ad essere licenziate quando le cose vanno male, essendo i nostri stipendi ancora considerati 'accessori' a quelli maschili nell'ambito della famiglia, ed essendo 'poco affidabili' (causa volente o nolente possibile maternità!)
La crisi noi la paghiamo piu' degli uomini!
Lo stato che ci vuole mogli devote e madri affettuose, intanto taglia sui servizi, sugli asili nido, cosicchè se abbiamo dei figli spesso ci tocca smettere di lavorare, e tornarcene al ruolo imposto di brave casalinghe.
L'offensiva culturale ed economica in corso nei confronti delle donne, soprattutto se migranti, delle transessuali, delle lesbiche si manifesta attraverso
La diminuzione delle tutele dal punto di vista lavorativo (allungamento forzato dell'età pensionabile, possibilità dei datori di lavoro di far firmare dimissioni in bianco, negazione del permesso di maternità)
La diminuzione dei servizi dedicati alla salute delle donne (consultori) e alle famiglie (facendo ricadere il lavoro di cura dei figli sulle donne)
Il non riconoscimento dei diritti civili per tutte quelle persone che non si riconoscono nella famiglia eterosessuale
La criminalizzazione dei migranti, che si ripercuote soprattutto sulle donne migranti e sulle transessuali (in maggioranza non italiane)
L'attacco ai diritti che le donne hanno conquistato dagli anni '70 in poi, come il divorzio e l'aborto, sempre piu' sotto scacco della morale vaticana e della condiscendenza della classe politica.
La deriva autoritaria, fascistoide e razzista del governo, che oltre a promulgare leggi vergognose come il pacchetto sicurezza, legittima nella società gli atteggiamenti e i comportamenti xenofobi, omofobi e violenti. Combattere la violenza sulle donne significa non accettare tutto cio' e non assumere atteggiamenti omertosi o reticenti: combattere la violenza sulle donne significa denunciare, informare, partecipare!






