La sinistra greca, spiazzata dai suoi figli
Pavlos Nerantzis - da Il Manifesto - 12 dicembre
La protesta dei giovani greci, esplosa dopo che una poliziotto di Atene ha ucciso un ragazzo di 15 anni, Alexis, trasformando la capitale e altri grandi centri urbani della Grecia in campi di battaglia, ha sorpreso tutti. In primo luogo le forze politiche, tutte prese dallo scandalo di Vatopedi, il monastero di monte Athos che si è trasformato in impresario immobiliare con l'aiuto di alcuni ministri. Ma ha sorpreso anche la società greca nel suo insieme, che non si spiega come i «suoi figli» da bravi ragazzi si sono trasformati in ribelli che lanciano sassi e si scontrano con la polizia.
Il governo di Karamanlis, dopo il primo shock, ha avuto la mano pesante, facendo reprimere la protesta e arrestare in massa gli «estremisti». Solo il ministro dell'ambiente, Jorgos Souflias, ha avuto parole moderate: bisogna analizzare la situazione, «perché incide sull'intero sistema politico».
Anche i partiti della sinistra tradizionale, socialisti e comunisti ortodossi, hanno preso le distanze dai giovani ribelli, con l'unica eccezione della Coalizione della Sinistra, Synaspismos e gli Ecologisti Verdi. I socialisti del Pasok in un primo momento hanno risposto con il silenzio: salvo condannare l'uccisione del giovane 15enne, Jorgos Papandreou ha invitato i greci alla moderatezza. Il Pasok non ha partecipato alle prime manifestazioni di protesta contro lo stato poliziesco, lunedì pomeriggio nelle vie di Atene e di Salonicco con la partecipazione di migliaia di giovani, studenti universitari, lavoratori, sindacalisti. I pochi quadri del partito visti nei cortei si chiedevano i motivi di questa assenza.
Martedì il Pasok ha organizzato «manifestazioni pacifiche in ogni comune», ma finora non è riuscito ad aprire un dialogo con i giovani. Forse perché con il passare degli anni il Movimento Panellenico Socialista si è trasformato in un partito di centro con una forte propensione governativa; o forse perché gli ultimi sondaggi gli danno, per la prima volta, un vantaggio netto di 5 punti rispetto a Nea Dimokratia, e non vogliono perdere quella parte dell' elettorato «perbene». Per Papandreou la protesta è stata un'altra occasione per chiedere l'allontanamento di un governo sull'orlo di crisi e con una maggioranza debolissima.
Prevista era la reazione del Kke. I comunisti ortodossi in Grecia fanno fatica ad analizzare i fatti: l'analisi parte e si conclude attribuendo tutta la colpa al sistema capitalistico. Settari, in questi giorni hanno organizzato manifestazioni e cortei separati contro lo stato, «Nuova Democrazia» e il Pasok, che «coltivano la violenza dello stato». Questa volta però la segretaria del partito, Aleka Papariga, ha alzato i toni accusando la nuova sinistra. «Synaspismos vezzeggia quelli con il volto coperto», ha detto Papariga. Sulla stessa lunghezza d'onda, una raffica di dichiarazioni e di comunicati stampa il Kke e la gioventù comunista hanno denunciato la nuova sinistra che «dà copertura politica ai provocatori», « simpatizza con gli antiautoritari, i quali boicottano le lotte organizzate dei lavoratori», e così via. Non è la prima volta che il Kke reagisce così: aveva bollato di «provocatori» gli studenti ribelli del Politecnico contro la giunta militare nel 1973.
Diversa la posizione della Coalizione della Sinistra, Synaspismos («nuova sinistra»), che per bocca del suo leader Alekos Alavanos, ex europarlamentare, ha difeso i giovani perché rivendicano una vita migliore. Siamo contro la violenza, ha aggiunto Alavanos, ma bisogna approfondire le cause che hanno provocato questa protesta. Rivolgendosi poi ai comunisti, ha ricordato che le parole della segretaria del Kke coincidono con quelle del leader di Laos, partito di estrema destra.
Così, con poche eccezioni, tutte le forze politiche additano i volti incappucciati e si attestano sulla condanna delle violenze - come abbiamo sentito ieri durante il dibattito parlamentare in cui sia i socialisti che i conservatori hanno condannato duramente la nuova sinistra che ha auspicato nuove mobilitazioni nelle scuole superiori.
Intanto loro, i giovani, amici di Alexis, continuano a protestare per le strade di Atene e di tutta la Grecia. In una lettera aperta dicono tra l'altro: «Vogliamo un mondo migliore. Aiutateci. Non siamo terroristi né incappucciati. Siamo i vostri figli. Non uccidete i nostri sogni. Una volta eravate anche voi giovani. Ora andate a caccia di soldi. Vi interessa soltanto la vetrina e non la sostanza delle cose. Da voi ci aspettavamo solidarietà. Di farci sentire orgogliosi. Ci avete deluso. Vivete una vita falsa, non immaginate, non vi innamorate. Vi preoccupate solo di comprare e vendere. Tutto materia. Niente amore. Ci uccidono, ma nessuno esce per proteggerci. Aiutateci».
La rivolta continua, dal manifesto 11 dicembre
ATENE
Non si sono scusati, e nemmeno pentiti. Nonostante la pesante accusa di omicidio volontario, per il 37enne Epaminondas Korkoneas, il poliziotto che ha sparato sabato sera al giovane Alexis Grigoropoulos, e di concorso in omicidio per Vassilis Saraliotis. Korkoneas, interrogato dagli inquirenti, oltre a ripetere di essere «stati aggrediti da una trentina di giovani con pietre, bastoni e bottiglie molotov» e di aver sparato due colpi in aria e uno a terra, ha accusato Alexis di essere un piccolo delinquente.
Il giovane, ha detto l'agente, «era abitante di Psichiko, (un quartiere residenziale di Atene, ndr), ma frequentava Exarchia (la roccaforte degli anarchici, ndr), dove i giovani si divertono, mostrando spesso un atteggiamento deviante... Inoltre, il defunto era stato cacciato via dalla Scuola Moraitis (una scuola privata, ndr), si trasferiva da un liceo all'altro, mostrando ancora una volta un atteggiamento deviante». Insomma, solo arroganza nei confronti della povera vittima. Il cui caso sempre più preoccupantemente finisce per somigliare a quello di Carlo Giuliani. La perizia balistica ha infatti stabilito che il colpo mortale avrebbe colpito il ragazzo solo di rimbalzo e non direttamente, il che farebbe derubricare l'accusa di omicidio volontario, nonostante tutte le testimonianze affermino il contrario. Come il sasso che avrebbe deviato il colpo del carabiniere Placanica sette anni fa a Genova. Tutto stando a voci ufficiose, in quanto ministero e governo da giorni misteriosamente tacciono.
Nel frattempo monta la polemica sull'uso delle armi da parte della polizia. In una foto scattata domenica, poche ore dopo l'uccisione di Alexis, si vede un poliziotto che impugna la pistola ad altezza d'uomo. E poi, ieri l'altro, durante gli scontri davanti al cimitero dove è stato seppellito il 15enne, tre uomini della «squadra Z» in moto hanno cominciato a sparare in aria. Testimoni oculari hanno denunciato il fatto, ma l'agente, così come l'assassino di Alexis, si è difeso sostenendo che era circondato da vandali e che la sua vita era in pericolo. Un video ha smentito pure lui. Spari in aria sono partiti anche da una stazione della polizia circondata da dimostranti.
Tutto ciò non placa però la protesta. Ieri, nella giornata dello sciopero generale che ha paralizzato la Grecia, gli scontri più aspri sono avvenuti a Salonicco. Ma anche davanti al tribunale dove erano attesi i due agenti incriminati per l'omicidio si sono radunati tanti giovani e sono partite alcune molotov quando i poliziotti sono arrivati. La tensione è durata pochi minuti, ma è tornata a ricrescere quando si sono apprese le parole dell'assassino. Subito dopo decine di amici e colleghi di Alexis hanno chiamato le tv per smentire le affermazioni dell'imputato. «Alexis non era mai stato cacciato dalla scuola», «Alexis era un ragazzo calmo», etc.
Quello che preoccupa di più è però il cambio di strategia nei confronti dei rivoltosi. Appare chiaro infatti che il governo ha deciso di mostrare i muscoli. Le forze dell'ordine non mantengono più un atteggiamento difensivo, com'era stato finora, ma caricano i manifestanti e attaccano qualsiasi gruppo incontrano per strada. La svolta dalla sera di martedì, quando sia l'opposizione che i sindacati hanno voltato le spalle a Karamanlis. I socialisti e il resto delle sinistre hanno chiesto le dimissioni del governo, e i sindacati hanno respinto la richiesta del premier di revocare lo sciopero generale di ieri. Una volta fallito il tentativo di ottenere un consenso bipartisan sulla svolta repressiva il premier, trovandosi da solo a gestire la grave crisi sociale che potrebbe portare alla caduta del suo esecutivo, ha cambiato rotta.
«La situazione sta per tranquillizzarsi. La società ha già isolato i violenti che hanno come obiettivo solo la distruzione», ha detto ieri pomeriggio in un breve discorso di fronte alle telecamere, dopo una riunione straordinaria del governo. Per poi aggiungere che tutti i piccoli e medi proprietari di negozi danneggiati saranno ricompensati. Si tratterà di sussidi da 10.000 a 200.000 euro, oltre a finanziamenti agevolati per la ricostruzione e a una moratoria per i debiti con le banche. Secondo il sindaco della capitale, Nikitas Kaklamanis, sono stati danneggiati parzialmente o interamente 360 attività commerciali.






