LA RIVOLUZIONE FEMMINISTA SILENZIOSA NEL MONDO ARABO

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Pur essendo scritto prima dello scoppio dei processi rivouzionari arabi, in cui le donne hanno un avuto un ruolo importante, e non avendo previsto – come nessuno - la caduta dei regimi nell'immediato, questo articolo di Gemma Martin-Munos, è molto interessante per capire le evoluzioni di fondo che sono alla base dei movimenti in corso in questa parte del mondo.

Le società arabe sono spesso percepite dagli osservatori esterni come rigide e resistenti al cambiamento, perchè le si vede solo attraverso i loro regimi dominanti, i quali resistono effettivamente allo sviluppo e al cambiamento. Ma questa immagine non corrisponde affatto alla realtà dei paesi arabi caratterizzati da un enorme dinamismo che genera molti tipi di cambiamento, anche se a velocità variabile e in modo complesso e contraddittorio – in particolare quando il cambiamento iniziato dalla base viene imbrigliato dall'alto della piramide.

Prendiamo il caso delle donne arabe. L'immagine dominante è quella di una donna-vittima, passiva, esotica, velata, che reagisce agli eventi più che parteciparvi attivamente. E' l'oggetto impersonale di stereotipi comunitari che nutrono pregiudizi culturali.
In realtà, le società arabe sono impegnate in un processo di rovesciamento grandioso e irreversibile, in cui le donne giocano un ruolo cruciale. Nell'ultimo mezzo secolo, l'intensa urbanizzazione e la femminilizzazione della manodopera nell'insieme dei paesi arabi hanno massicciamente sospinto le donne nel cuore dell'arena pubblica.

In questo periodo la differenza nei livelli di scolarizzazione tra ragazzi e ragazze si è ovunque ridotta – seppure con dei ritmi diversi. In molti paesi arabi, infatti, sono molto più le donne che gli uomini che proseguono gli studi secondari e universitari, il che dimostra che i genitori considerano l'educazione delle figlie ormai altrettanto importante quanto quella dei figli. E tutte le inchieste dimostrano che i giovani, uomini e donne, vogliono studiare e trovare un lavoro prima di sposarsi.
(E vogliono inoltre sempre di più poter scegliere liberamente il/la loro partner).

Allo stesso tempo l'evoluzione demografica così come fattori sociali e economici riguardanti lo studio e il lavoro impongono cambiamenti profondi al modello tradizionale della famiglia araba. I matrimoni più tardivi e l'abbassamento della fertilità – risultato di un più ampio utilizzo della contraccezione artificiale – riducono la dimensione della famiglia, avvicinandola al modello occidentale della “famiglia mononucleare”. La regione del Maghreb è forse in testa a questa tendenza, ma il fenomeno si può osservare in tutto il mondo arabo, anche negli Stati più conservatori.

Questo nuovo modello famigliare ha guadagnato tanto spazio che si è imposto anche in ambito rurale, dove il declino agrario è accompagnato da una forte tendenza alla riduzione della dimensione delle famiglie. Questa evoluzione si dà a velocità differente da un paese all'altro del mondo arabo, ma si constata simultaneamente nelle città e nelle campagne.
Senza sorpresa, questi cambiamenti hanno condotto a una redistribuzione del potere – tra giovani e anziani, tra donne e uomini. Assistiamo oggi ad un indebolimento progressivo del patriarcato, rafforzato dallo scivolamento dalla famiglia ampia tradizionale verso una famiglia più nucleare.

Certamente questi cambiamenti non segnano una rottura totale col passato. Ogni cambiamento è il riflesso di compromessi locali con la tradizione e con le leggi patriarcali, e di diversi gradi di accomodamento tra stili di vita vecchi e moderni. Questa evoluzione è notevolmente più debole e più complessa in paesi come la Palestina e l'Irak, tenendo conto dei gravi conflitti che devono affrontare.

Le dinamiche di cambiamento nelle società arabe si accompagnano raramente a cambiamenti nel sistema politico. La maggior parte degli Stati resiste all'idea di trasferire i processi di trasformazione sociale nel loro quadro giuridico. Temono, a ragione, che allargando le libertà e sviluppando l'autonomia individuale all'interno della famiglia – e quindi indebolendo l'autorità patriarcale – si potrebbe arrivare ad una messa in discussione della base ideologica del potere dello Stato da parte dell'opinione pubblica.

Di conseguenza i governi invocano un po' ovunque le norme religiose, e, in misura minore, i riferimenti alla tradizione, in modo da perpetuare la legge patriarcale. Per quanto riguarda il “femminismo di Stato” si tratta in genere più di una retorica o di un simbolismo politico, finalizzato innanzitutto a proiettare un'immagine progressista a livello internazionale, più che a essere un reale motore di cambiamento. Ciononostante non c'è dubbio che le autorità politiche della regione, così come le famiglie stesse, saranno costrette ad ammettere l'inconsistenza del modello tradizionale quando si tratterà dell'evoluzione della condizione della donna. Da questo cambiamento, che andrà analizzato sia da una prospettiva araba che da una prospettiva esterna, ne conseguiranno molti altri.

Ciò è particolarmente necessario perchè la situazione delle donne è uno dei principali indici usati dal mondo esterno, e in particolare dall'Occidente, per giudicare il mondo arabo. E, purtroppo, queste analisi tendono a concentrarsi sul presunto immobilismo derivante dalle norme islamiche, senza riuscire a scorgere i cambiamenti reali che stanno avvenendo.
In effetti, la visione dominante che hanno gli stranieri delle società arabe impedisce loro spesso di liberarsi dalla sensazione che l'Islam confina tutte le donne nella stessa condizione, mentre in realtà le donne vivono condizioni molto differenti tra loro. Impedisce a molta gente di vedere, e ancora di più di valutare, i profondi cambiamenti che sono in corso nelle società arabe – e fino a che punto le donne sono le forze motrici di questi cambiamenti. L'occidente rischia quindi di privarsi di una chiave importante per comprendere il mondo arabo di oggi, e ciò che sarà domani.

Gema Martin Munos, Professoressa di Sociologia e Direttrice della Casa Araba di Madrid.
27 dicembre 2010

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