LA CRISI E' DURA SERVE UN FRONTE UNITARIO POLITICO E SOCIALE. LE PROPOSTE DI SINISTRA CRITICA

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Nota sulla fase politica
a cura del Gruppo operativo nazionale di Sinistra Critica

1. La fase politica presenta una evidente instabilità dei gruppi dirigenti a partire dal governo per arrivare a Confindustria. Il governo Berlusconi è in fortissima fibrillazione per gli squilibri accumulati al suo interno - lo strapotere del presidente del Consiglio, le rivendicazioni della Lega, il ruolo di Fini, la partita per il dopo-Berlusconi che di fatto si è già aperta - ma anche per la sua incapacità a gestire la crisi economica e finanziaria. Disoccupazione, riduzione del potere d'acquisto dei salari, precarizzazione del lavoro, crisi delle piccole imprese mordono anche all'interno del centrodestra che reagisce ai fattori di crisi moltiplicando i diversivi esterni - la vera e propria crociata contro i migranti, gli attacchi alla stampa o ai magistrati - e accumulando contraddizioni interne. Anche il rapporto con Confindustria non appare così solido come nel primo anno di vita del governo anche se le fibrillazioni non mancano all'interno degli industriali che sembrano vivere una crisi di leadership.

2. In questo quadro di crisi, contraddizioni e contraccolpi vari - la guerra per bande giornalistiche di questi giorni ne è un esempio e rende importante la difesa di prerogative essenziali della stampa libera - non si preannunciano certo giorni rosei per lavoratori e lavoratrici, per i precari, gli studenti, le donne. Anzi. La crisi, come abbiamo già visto, morde a fondo, i posti di lavoro vengono difesi con le unghie e la disperazione e governo e padronato, pure nelle difficoltà citate, non rinunciano e non esitano ad affondare i colpi. La proposta di gabbie salariali della Lega, la riforma del Welfare promessa da Sacconi, la complicità del Pd sulla partecipazione dei lavoratori agli utili (e ai sacrifici) delle imprese, l'attacco costante al contratto nazionale sono tutti fattori di uno scontro di classe in atto che la crisi politica tende a occultare ma che invece deve restare in primo piano nella nostra iniziativa.

3. La stessa Confindustria ha ben chiaro che una via di tenuta rispetto alla crisi e rispetto alle convulsioni del governo passa proprio per il mantenimento di una "pace sociale" che possa facilitare i piani di intervento più pericolosi - e fra questi citiamo la riforma degli ammortizzatori sociali oltre che la riforma contrattuale - e apre alla Cgil. Il sindacato diretto da Guglielmo Epifani è stato tenuto fuori dall'accordo separato di gennaio ma ha fatto di tutto in questo anno politico per manifestare la disponibilità a "rientrare" nel gioco e oggi viene in qualche modo riaccreditato dalla presidente degli industriali ma anche dal ministro Tremonti che probabilmente gioca anch'egli la carta del futuro dopo Berlusconi. Se sul piano politico si assiste a uno scontro molto duro - in realtà alimentato dal premier e molto interno al centrodestra con un Pd muto e chino sul proprio congresso - sul piano sociale si moltiplicano i segnali di "unità" e di rinnovata concertazione. Se questa troverà spazio per svilupparsi non è oggi dato sapere ma le forze che si muovono in quella direzione - Marcegaglia, Epifani, Tremonti, Banca d'Italia, Quirinale, grandi banche - ci sono e pesano.

4. Accanto alle manovre politiche e sindacali, assistiamo a un conflitto sociale frammentato, spesso disperato con segnali di resistenza a volte esemplari come nel caso Innse. La vittoria (sia pure a metà) degli operai milanesi ha costituito un esempio per altre vertenze che imitano la forma della dimostrazione esemplare arrivando a contagiare anche i precari della scuola. Vertenze che spesso rimangono isolate e che finora, oltre alla doverosa solidarietà di forze politiche e sociali, non hanno imboccato la strada prioritaria per provare a pesare politicamente: un ampio coordinamento di situazioni di lotta in grado di ampliarsi a misura della moltiplicazione delle resistenze. La questione di un "Fronte unitario contro la crisi" che riunisca le forze politiche, sociali, sindacali, che inneschi processi di autorganizzazione dal basso e che permette di nuovo lo sviluppo di un movimento di massa resta un compito fondamentale a cui destinare gran parte delle nostre energie.

5. E' in questa direzione che si è mosso l'appello promosso alla fine di agosto da Sinistra Critica a un numero significativamente ampio di forze politiche, sindacali, associative, sociali. Un appello che invitando a lasciare da parte il dibattito strettamente politico ed elettorale proponeva un incontro autoconvocato "senza primogeniture" per discutere dell'opposizione al governo Berlusconi e di una campagna prolungata contro la crisi e il razzismo in grado di ridare voce a una "sinistra di classe" plurale, variegata e capace di produrre efficacia sociale. A oggi le risposte a questo appello sono timide e guardinghe a dimostrazione di quanto sia difficile produrre una unità sociale in grado di trascendere dai rispettivi posizionamenti politici. Nondimeno riteniamo di dover continuare in questo tentativo che intanto può essere avviato, dove se ne presentino le condizioni, su scala locale o settoriale. Il dibattito pubblico che accompagnerà il congresso di Sinistra Critica può essere articolato e declinato anche su questa esigenza.

6. La genuina volontà di dare impulso a un ampio fronte unitariario contro la crisi e il razzismo non elimina né scolorisce la nostra determinazione a giocare un ruolo soggettivo nella fase che viviamo. La costruzione di Sinistra Critica, a partire dallo svolgimento del congresso-conferenza, la visibilità delle sue posizioni rappresentano un valore importante che proponiamo di far vivere attraverso una Campagna Nazionale sulla crisi e le risposte alternative necessarie. "La via di uscita alla crisi è anticapitalista", questo il senso di quanto vogliamo realizzare puntando a un'iniziativa che completi quella dello scorso anno sul Salario minimo. Se allora ci siamo dedicati a una campagna di "utilità sociale" presentando nel Parlamento senza sinistre la prima - e unica! - proposta di legge popolare dal contenuto sociale e di classe, oggi pensiamo sia utile e necessario articolare una vera e propria "battaglia delle idee" attorno alla natura e alla qualità della crisi e alle risposte necessarie. Nei prossimi giorni metteremo a punto un materiale nazionale - manifesto, volantone e altri strumenti - per realizzare un'iniziativa prolungata nel tempo, che vada oltre la stessa Conferenza, per porre al centro del dibattito politico alcuni obiettivi politici contro la crisi, dalla riduzione generalizzata dell'orario di lavoro a parità di salario alla nazionalizzazione delle banche, dal divieto dei licenziamenti per aziende in attivo a interventi pubblici per scuola, università, sanità, trasporti, ambiente . alcune proposte di lavoro - dai Comitati contro la crisi al Fronte unitario - alcune sperimentazioni per fare passi avanti anche nella costruzione della Sinistra Anticapitalista che vogliamo.

7. In questa chiave lo svolgimento del dibattito congressuale costituisce un'occasione importante:
per stimolare il rapporto unitario con altre forze - realizzando dibattiti e incontri plurali in preparazione del congresso;
per presentare la nostra Campagna;
per mettere a punto progetti specifici di costruzione e intervento sociale.
Un congresso che oltre a discutere della linea politica - la costruzione di Sinistra Critica e di un progetto di Sinistra anticapitalista a partire dal conflitto sociale - è chiamato a discutere anche un testo organizzativo che sarà inviato agli iscritti e che dovrà essere discusso, modificato, ampliato e, in particolare, completato sul piano locale e settoriale. Un dibattito che ha come scopo il consolidamento organizzativo, politico e finanziario di Sinistra Critica e il rafforzamento, sia pure tendenziale, del suo peso "sociale".

8. "Costruire a partire dal conflitto sociale", dunque, significa oggi attrezzare al meglio la nostra organizzazione in vista di un autunno che si profila difficile, vischioso ma anche passibilie di un rinnovato protagonismo sociale. In questo senso iniziamo con il fare nostra l'Agenda sociale che è già tracciata dai movimenti e dalle varie forze sociali a cominciare dalla manifestazione per la libertà di informazione indetta dalla Fnsi il 19 settembre (sulla base della denuncia del conflitto di interessi ma anche della concentrazione padronale della stampa e della denuncia della precarizzazione del lavoro), dalla manifestazione indetta dalle associazioni gay e lesbiche per il 10 ottobre (lavorando per un'effettiva autorganizzazione del movimento e a una battaglia culturale, non securitaria, contro l'omofobia), passando per l'importantissima e davvero centrale manifestazione del 17 ottobre per i diritti dei, delle migranti fino allo sciopero del Patto di base del 23 ottobre. Altre iniziative saranno convocate nei prossimi giorni - pensiamo alla mobilitazione dei metalmeccanici promossa dalla Fiom- che meriteranno il sostegno e l'appoggio di Sinistra Critica. Tutto questo non elimina, anzi rende ancora più urgente, la necessità di costruire un movimento unitario contro la crisi, il governo e il padronato a difesa dei diritti del lavoro, della precarietà, dei migranti, per le libertà civili e democratiche, contro il razzismo, il sessismo, l'omofobia, il patriarcato. Un movimento, insomma, che torni a parlare il linguaggio di un altro mondo possibile.
11-09-2009
Il Gruppo operativo nazionale

Il coordinamento nazionale di Sinistra Critica si è tenuto a Roma il 13 e 14 giugno. Questo il comunicato finale approvato all'unanimità.

Il Coordinamento assume l'analisi del voto a opera del Gruppo operativo nazionale, disponibile qui di seguito. Si apre una fase difficile per la sinistra di classe, una fase di resistenza sociale in cui è posta la questione della costruzione di una nuova sinistra anticapitalista. Un progetto che ha bisogno di una forte discontinuità con il passato, di un bilancio serio della fase, ormai conclusa, della rifondazione comunista, di delineare gli assi programmatici e politici di una strategia anticapitalista.
Per questo non ci interessa una discussione sui contenitori in cui inserire le sinistre sconfitte né formule astratte di un'improbabile unità politica. Ci interessa invece avanzare una proposta di unità sociale, perché la ricostruzione della sinistra si farà nella società. Per questo proponiamo alle sinistre politiche, sociali e sindacali, di discutere assieme di una Campagna unitaria e prolungata contro il razzismo e la crisi, in grado di cogliere la connessione tra razzismo istituzionale, sfruttamento dei migranti, licenziamenti e peggioramento di vita dei lavoratori e delle lavoratrici.
Allo stesso tempo apriamo, con la convocazione del nostro Congresso nazionale, un'ampia discussione aperta a tutti e tutte sulle coordinate che dovranno caratterizzare la sinistra del futuro, una sinistra anticapitalista, di classe, orientata al conflitto e ai movimenti sociali, alternativa alle destre e al Pd.
Il primo momento di questa discussione pubblica sarà rappresentato dalla Festa di Sinistra Critica che si terrà a Roma dal 26 al 29 giugno e che vedrà il 27 giugno la presenza di Olivier Besancenot, portavoce nazionale del Nuovo partito anticapitalista (Npa) francese.

Una prima analisi delle elezioni. Nota a cura del Gruppo Operativo Nazionale approvata dal Coordinamento nazionale del 13-14 giugno

Le elezioni europee, e amministrative, si presentano come una conferma degli elementi di fondo che animano la società italiana ed europea. Progressiva sconfitta di una sinistra socialdemocratica compromessa con il sistema; tenuta della sinistra di classe ma anche sua avanzata piena quando riesce a intercettare nuove dinamiche sociali (Bloco portoghese, Npa francese); tenuta faticosa dei partiti dominanti che reggono l'urto della crisi ma non crescono in consensi e in egemonia (Cdu, Ump, Pdl); contestuale affermazione di partiti razzisti e xenofobi dai tratti pericolosi (compresa la Lega); affermazione generalizzata di forze politiche del tutto nuove, o percepite come tali, che rompono schemi consolidati e alludono a un rinnovamento della politica (Cohn Bendit, Di Pietro, Partito dei Pirati).

1. La grande sconfitta è l'Unione Europea che raccoglie l'adesione più bassa di voto dalla sua nascita (43%). Il progetto di unificazione non ha mai convinto (vedi referendum in Francia, Olanda e Irlanda) e tanto meno convince al tempo della crisi. L'Europa non è una formula economicamente conveniente per i suoi abitanti e le illusioni si rompono soprattutto a Est che invece avevano accolto il proprio ingresso nella Ue a colpi di feste in piazza. Si realizza così un evidente fallimento del progetto di una componente della borghesia continentale che invece preferisce cedere alle lusinghe di un neo-nazionalismo protezionista - vedi la vicenda Opel-Fiat - in cui le prestazioni migliori vengono offerte dai partiti popolari e conservatori. Di qui la tenuta di Cdu, Ump, Pdl o l'avanzata del Pp spagnolo. Fa eccezione il partito conservatore greco che però ha dovuto affrontare una sollevazione popolare.

2. La crisi del progetto europeo trascina con se i socialisti che non hanno un'alternativa valida da proporre e che non dispongono di una ricetta per uscire dalla crisi e la cui commistione con il sistema capitalistico si confonde più con le istanze liberiste e sovranazionali che con quelle nazionali ma dal sapore protezionistico. Il partito socialista europeo viene sconfitto nella sua linea strategica e l'unico in grado di reggere sembra quello spagnolo o un Pasok che ha appoggiato le mobilitazioni. Ma è un crollo di fondo che colpisce i pilastri della socialdemocrazia continentale: Labour, Spd e Ps francese. Di fronte ai conservatori che ricorrono all'intervento statale per salvare le imprese i socialisti si preoccupano di salvaguardare i princìpi del liberismo; la rottura con gli interessi materiali dei lavoratori si nota in tutta la sua evidenza e produce una sconfitta di grandi proporzioni.

3. Questa situazione, la profondità della crisi e il suo impatto sociale, la demoralizzazione che ne deriva, l'assenza di un movimento europeo che coinvolga il movimento operaio - eclatante il silenzio del settore Auto - o di movimenti sociali in grado di segnare l'agenda europea, contribuiscono a spiegare il voto alla destra razzista che agisce su popolazioni e su settori di lavoratori atomizzati, ripiegati su se stessi, indifesi e incattiviti dalla crisi. Il caso olandese e austriaco si pongono all'avanguardia ma non va sottovalutata la crescita di consensi alla Lega nel centro Italia e addirittura nel Lazio. Un voto di opinione a favore dei respingimenti e di una linea "coerente" contro i migranti si afferma sempre più.

4. La sinistra alternativa tiene, a eccezione dell'Italia e della Spagna. Va bene quando assume posizioni coerenti con il 10,7% in Portogallo al Bloco o il 5% in Francia al Npa o, ancora, il 4,7% alla greca Syriza oppure quando conserva i suoi bastioni come nel caso del Pc portoghese al 10,6%, il Pc greco all'8,3, il 7,6% per Die Linke e il 6,3% per l'alleanza francese tra il Pcf e i fuoriusciti dal Ps (che fremono però per rientrare, vista la crisi verticale dei socialisti). Da segnalare anche il 7% al Ps olandese, di difficile collocazione. Una tenuta che non beneficia a fondo dell'arretramento socialdemocratico - vedi Germania o Francia - e che appare priva di una progettualità sul piano direttamente europeo. Il Partito della Sinistra politicamente non esiste più e nel formando Gruppo parlamentare della sinistra unita (Gue) continueranno a convivere correnti e progetti molto diversi: quello comunista-ortodosso, quello nordico, quello della Sinistra europea e quello anticapitalista.

5. In Italia, Berlusconi non sfonda nel paese, l'astensione lo penalizza portandogli via 3 milioni di voti rispetto alle politiche. Il suo governo non convince, non trascina un blocco che vive contraddizioni pesanti, in particolare al Sud dove avviene l'emorragia più pesante. Semmai premia la Lega anche se il balzo percentuale è soprattutto frutto della diminuzione dei votanti. In termini assoluti Bossi e i suoi conservano intatto - ed è comunque un successo - i loro 3,1 milioni di voti con un significativo allargamento dei consensi in Emilia Romagna, nelle Marche e anche in Toscana.
La crisi sociale, gli scandali sessuali, una effettiva delusione verso un governo che ha solo peggiorato le condizioni di vita dei lavoratori si fanno sentire anche se il successo della Lega, unica formazione xenofoba al governo in un paese dell'Unione può acuire l'aggressività del governo e renderlo ancora più pericoloso per i lavoratori chiamandoli a una necessaria mobilitazione.

6. Chi fa il vero balzo è Di Pietro che dal 1,5 milioni di voti del 2008 passa a 2,45, affermandosi come il vero vincitore di questa tornata. Di Pietro beneficia di voti Pd (ma anche di voti che provengono da Pdl e Lega) e sfrutta il sentimento dell'antipolitica che agita l'Italia da alcuni anni. Un fenomeno poco rilevante ai fini del conflitto di classe, ma interessante come coagulo di un voto di protesta e di opposizione che va tenuto d'occhio e al quale occorre imparare a parlare.

7. Infine, mentre Casini mantiene un pacchetto stabile di circa 2 milioni di voti prevalentemente al Sud e in Sicilia - con una politica del centro che inizia a scontare i suoi limiti - assistiamo a un Pd che perde 4 milioni di voti rispetto allo scorso anno ma che, paradossalmente può dirsi soddisfatto. Il crollo, in effetti, è minore di quanto si era fatto credere tramite i sondaggi e in parte mitigato dal fatto che i voti persi dal Pd si dirigono verso aree limitrofe: circa 900mila a Idv, 600mila a Sl e Comunisti, oltre 2milioni all'astensione. Franceschini tiene quindi in piedi la baracca ma non risolve nessuno dei problemi esistenti comuni al resto dei centrosinistra europei: nessuna seria alternatività ai conservatori sul piano delle ricette economiche, uno scollamento progressivo con la vita e gli interessi dei lavoratori, un gruppo dirigente screditato e quindi un progetto muto socialmente. La stessa politica delle alleanze è stretta tra un'area, Rutelli e altri, che guarda all'Udc, un'altra, i prodiani, la sinistra, che pensa alla vecchia Unione e la corrente daleiana che pensa invece a un centrosinistra omnicomprensivo. Opzioni diverse e difficili da "amalgamare".

8. A sinistra si chiude - come abbiamo più volte indicato - definitavamente un ciclo, quello della rifondazione comunista. Entrambe le liste dei Comunisti e di Sinistra e Libertà non superano il quorum, anche se insieme totalizzano quasi due milioni di voti cioè oltre 500mila in più della somma tra Arcobaleno e Socialisti alle Politiche dello scorso anno e il Pcl di Ferrando, con la sua lista mantiene nella sostanza il proprio voto di riferimento, migliorandolo in qualche realtà ma restando nei recinti dell'inefficacia politica. Le sinistre pagano il prezzo degli errori del passato e la miopia politica. I gruppi dirigenti hanno appeso le proprie sorti al Quorum e ora hanno pochi spazi di manovra anche se, paradossalmente, chi si muove più agilmente è l'ala vendoliana che incassa la legittimazione del suo leader. Un'ipotesi unitaria dei due tronconi è fortemente plausibile anche perché Rifondazione, con l'abbraccio mortale al Pdci e al continuismo dilibertiano, ha pagato un prezzo altissimo inibendosi la possibilità di uno scarto a sinistra e di un nuovo inizio.
Resta il paradosso di un voto a sinistra ampio, circa 2 milioni di voti, affidato a gruppi dirigenti fallimentari, che hanno sbagliato molto e che continuano a sbagliare.

9. Sinistra Critica, alla luce dei risultati, rivendica la scelta di essersi tenuta fuori dalla competizione per le europee e di non aver partecipato alla conta degli sconfitti. Una scelta sofferta ma comunque utile ai fini del rilancio di una proposta politica che costituirà l'asse del nostro imminente congresso. Una scelta, tra l'altro, per nulla gratuita visti i risultati ottenuti alle amministrative dove Sinistra Critica conferma, e in molti casi supera di molto, i risultati delle scorse politiche. La conferma è molto faticosa nelle principali città - Torino, Milano e Napoli - dove si presentavano quattro o cinque liste "comuniste" contemporaneamente e dove comunque Sinistra Critica regge la propria presenza - come a Casoria in provincia di Napoli - mentre nel resto delle province si assiste a risultati importanti: 1,7% a Rimini (2% a Riccione e 8% a Misano), 1,3 a Livorno (e in città la coalizione sostenuta ottiene il 9%); 6% nel comune di Calcinaia a Pisa; 1,2 a Perugia (con la coalizione a Bastia che supera il 5%); 0,8 a Terni che diventa l,1,5% a Orvieto e il 2% in comuni limitrofi; 0,6% a Rieti che diventa il 3% in Sabina, 0,8% ad Aprilia. Risutati modesti che però indicano una presenza e una capacità politica. In grado di impegnarsi nel sostegno alla lista "Bologna città libera" che ottiene l'1,6 a Bologna o di sostenere a Firenze la lista De Zordo che ottiene oltre il 4%. Un bene prezioso per continuare l'azione di resistenza che il quadro politico ci consegna.
Ci troviamo quindi a valle dell'ultimo episodio di una sconfitta lunga che chiama in causa un vasto gruppo dirigente (a questo punto farsi da parte sarebbe davvero molto dignitoso) e che pone sul serio la partita di una ricostruzione politica e sociale.
Serve un nuovo progetto di ricostruzione della sinistra anticapitalista che affronti sul serio e non di sfuggita nodi importanti. Non ci interessa un improbabile "coordinamento delle sconfitte" né una discussione di sigle, contenitori e di nominalismi. Pensiamo sia venuto il momento di una vera discussione pubblica, seria, approfondita, aspra, che prenda il tempo necessario per questa ricostruzione, che è soprattutto sociale. E' il tema del nostro congresso e che poniamo all'attenzione della sinistra tutta.

SINISTRA CRITICA ALLE ELEZIONI AMMINISTRATIVE

Sinistra Critica sarà presente alle elezioni amministrative del 6-7 giugno nelle principali città interessate alle provinciali e in decine di comuni grandi e piccoli. Una presenza che vuole rappresentare un ulteriore tassello di costruzione del nostro movimento ma che prova a guardare con attenzione a esperienze unitarie per la ri-costruzione di una più ampia sinistra anticapitalista. Era questo del resto il nostro auspicio e la nostra propensione per le elezioni europee dove invece notiamo che due vizi storici della sinistra italiana - l'orientamento riformista da un lato e l'autocentratura settaria dall'altro - stanno producendo ulteriore dispersione di energie e di prospettiva politica.
E' per questa ragione che siamo a pieno nell'esperienza di Bologna Città Libera e in Terre Libere nelle comunali e provinciali del capoluogo emiliano. O perché abbiamo lavorato a una coalizione per reggere la prova delle comunali a Livorno. Per questo sosteniamo la lista De Zordo a Firenze. Dove un progetto unitario non è stato possibile presentiamo liste di Sinistra Critica. E' il caso di Torino, Milano, Napoli, Bari, solo per citare le più grandi ma è anche il caso di Rimini, Terni, Perugia, Livorno provincia, Rieti. Una presenza diffusa, dunque, anche se non ancora completa.
A queste amministrative cercheremo di portare il profilo che ci ha caratterizzati fin dalla nostra esistenza: un'alternatività chiara al Partito democratico sia al 1° turno che al 2°; liste espressione della realtà sociale, fatte di giovani, lavoratori, migranti, esponenti di lotte ambientaliste o femministe o del movimento lgbt; liste possibilmente unitarie, dove i settarismi o l'autoconservazione non vince, e comunque aperte, disponibili a un processo di ri-costruzione della sinistra.
Ricostruire la sinistra di classe e anticapitalista, del resto, è l'urgenza della nuova fase politica. Una vecchia fase si è chiusa, una certa sinistra ha fallito e non potrà rinascere ripetendo gli stessi errori. La strada di questa prospettiva politica è lunga, non lo nascondiamo, e una nuova sinistra non potrà che ricostruirsi in una opzione genuinimente anticapitalista, che non faccia sconti alla logica del capitalismo e alla sua "governance", a partire dai governi locali.
Per questo abbiamo denunciato l'opportunismo di quelle liste della sinistra "radicale" che si distinguono dal Pd negli ultimi 15 giorni di legislatura e che cercano di far dimenticare le proprie responsabilità di governo, come a Milano.

1. Un programma anticapitalista alle provinciali è un programma che metta al centro la questione del lavoro, della crisi economica e della necessità di far pagare la crisi stessa a chi non ha mai pagato. Per questo sarà necessario e giusto parlare della nostra Legge popolare sul Salario minimo intercategoriale di 1300 euro al mese e un Salario sociale con minimi previdenziali a 1000 euro, che è in discussione al Senato
2. Occorre inoltre impegnarsi per l'interdizione dei licenziamenti da parte delle imprese e per procedere alla nazionalizzazione e al controllo pubblico, da parte degli stessi lavoratori, di quelle che licenziano.
3. Dalle province e dai comuni può venire poi un'iniziativa che metta al centro il servizio pubblico, sia per quanto riguarda i servizi sociali - scuola, sanità, trasporti - sia per sostenere il reddito di disoccupati e giovani precari partendo dalla generalizzata stabilizzazione dei contratti pubblici ma anche con corresponsioni monetarie e gratuità dei servizi pubblici.
4. Per impostare una svolta netta nelle politiche economiche e sociali gli Enti locali devono però contrastare con ogni mezzo il rispetto del Patto di stabilità europeo, vera camicia di forza e architrave delle politiche liberiste che produce privatizzazioni e riduzioni drastiche dei servizi sociali. La legge sul federalismo fiscale, approvata di fatto da tutto l'arco costituzionale, rafforza ancora di più questo strumento neoliberista introducendo sia la logica del più forte a scapito del più debole, sia agganciando inesorabilmente le disponibilità finanziarie dei comuni, delle province e delle Regioni agli equilibri complessivi definiti dalla Banca centrale europea e dai governi europei.
5. Dalle amministrazioni si susseguono politiche di privatizzazioni dei trasporti e costruzioni di nuove strade e autostrade. Occorre invertire questa agenda e procedere a una moratoria nella costruzione di autostrade e lo sviluppo delle infrastrutture del trasporto collettivo. Non c’è bisogno di mega-progetti, ma di una razionalizzazione dell’esistente e di previsioni di percorsi preferenziali per il trasporto pubblico e per la mobilità ciclabile.
6. Il Terremoto dell'Aquila ha dimostrato come il dissesto e l'incuria nella gestione del territorio sia la prima emergenza nazionale. La logica del profitto e della speculazione selvaggia provoca disastri e morti; una logica brutale che occorre spezzare. La gestione del territorio in chiave di vera "protezione" civile e sociale è una priorità su cui investire denaro pubblico e coinvolgere democraticamente le popolazioni interessate. I progetti di risanamento vanno fatti pagare alla speculazione edilizia e a chi si è arricchito con l'immobiliare. Per questo va reintrodotta l'Ici sopra determinati livelli di reddito (50mila euro annui), avviata una tassa Patrimoniale da destinare alla salvaguardia del territorio non solo dai terremoti ma dalle frane, dalle alluvioni, dall'erosione delle coste, dalla devastazione ambientale.
7. Difesa dell'ambiente e dei territori significa opporsi allo scempio che producono i nuovi inceneritori, le discariche abusive garantite dagli eserciti, le centrali di produzione massificata di energie, come la Turbogas ad Aprilia o la piattaforma per il rigassificatore a Livorno. Impianti costruiti in nome di un presunto progresso ma in realtà consacrati alla speculazione, al massimo profitto privato mentre invece andrebbero attivate politiche di differenziazione della raccolta rifiuti, di riduzione dei rifiuti nocivi, di riorganizzazione della produzione in direzione di bisogni sociali e ambientali. Per questo non è astratta una prospettiva anticapitalista, anche a livello locale, per invertire la logica della massimizzazione dei profitti e dello sfruttamento e affermare la necessità di un controllo sociale e democratico del processo produttivo.
8. Le amministrazioni locali stanno amplificando l'allarme "sicurezza" veicolato a livello nazionale dal governo e dalla sua maggioranza. Ma sicurezza per noi è presidio del territorio contro la speculazione, i reati ambientali, il lavoro nero, lotta alle morti sul lavoro, battersi per rendere vivibili socialmente e culturalmente le grandi metropoli. Basta con "sindaci-sceriffo" o con presidenti di Provincia "democratici" che scimmiottano la Lega. Basta con la logica dei Cie e dei Cpt, con i rigurgiti di segregazione razziale, con la criminalizzazione delle comunità straniere, prima fra tutte quella dei Rom. La vera sicurezza è arrivare a fine mese, godere di servizi pubblici, di diritti sociali come la casa, di lotta alla precarietà. Estendere i diritti di cittadinanza, a partire da quello di voto, costruire una unità dei lavoratori e delle lavoratrici a prescindere dal colore della pelle, dalla religione, dalla nazionalità, dagli orientamenti sessuali. Unità di classe, solidarietà concreta, l'unica che possa difendere davvero i diritti e costruire una prospettiva di emancipazione e di miglioramento delle condizioni di vita.
9. La sicurezza è invece la possibilità di vivere le città, gli spazi territoriali, le periferie. Un obiettivo che si pone di traverso alla cementificazione o alla speculazione immobiliare e commerciale. Nelle nostre città, gli unici ritrovi per i giovani sono i luoghi a pagamento come pub, ristoranti, birrerie, discoteche o addirittura centri commerciali. Per questo servono spazi collettivi, gratuiti, autogestiti. Vitalità delle piazze senza maxi-eventi ma coinvolgendo le periferie; luoghi di incontri culturali permanenti, spazi per l'associazionismo e il volontariato, spazi multiculturali, centri sociali autogestiti.
10. Sono alcuni tasselli per un'ipotesi di democrazia partecipata che spesso viene indicata come fiore all'occhiello di giunte di centrosinistra ma mai veramente applicata. Quello che oggi viene deciso fra le quattro mura dei consigli comunali, provinciali e regionali è distante e avverso ai bisogni di lavoratori, giovani, precari, popolazione diffusa. Ma non si tratta solo di trasparenza o di far conoscere le delibere approvate, Servono strumenti di partecipazione concreta, a livello territoriale, che siano vincolanti per le scelte delle istituzioni elette. Forum di quartiere, cittadini, provinciali per discutere e deliberare dal basso con l'obbligo di consultazione su scelte sociali e ambientali; se ci fossero questi nuovi strumenti di democrazia le scelte su inceneritori, rigassificatori, discariche varie sarebbero molto diverse.
11. Vogliamo infine delle città, dei comuni, delle province che siano luoghi eletti delle libertà e dei diritti. Enti locali laici in cui sia possibile istituire Registri non simbolici delle Unioni civili, riconoscere pari dignità ai cittadini/e a prescindere dal loro sesso e dall’orientamento sessuale; garantire l'accesso ai diritti delle donne a cominciare dal diritto all'aborto, patrocinare manifestazioni per le libertà civili come i Pride.

Perché Sinistra Critica non si candida alle europee
Documento del Coordinamento nazionale

Sinistra Critica non farà parte della lista promossa da Prc e Pdci e che ha trovato il supporto di Socialismo 2000 e dei Consumatori Uniti.
Avevamo proposto una lista anticapitalista che presentasse alcuni elementi di discontinuità con il recente passato, fatto di errori e sconfitte, della sinistra radicale. Una lista che avesse una simbologia rinnovata, seppur riconoscibile, con candidature espressione del conflitto sociale e dei movimenti, con un codice etico per i candidati e le candidate, con una visibile alternatività al Pd e al centrosinistra italiano a partire dalla rimessa in discussione, anche parziale, della politica di alleanze locali. Un profilo complessivo, dunque, di rottura con il passato, non certamente l'adesione al nostro progetto ma una richiesta di discontinuità basata sulla presa d'atto che se la sinistra in Italia è arrivata a un punto disastroso questo non dipende dal fato o dalla forza di Berlusconi ma dai suoi errori, dalle sue disinvolture, dagli opportunismi e dalle sue analisi errate. Il nostro tentativo di dialogo con forze, come Prc e Pdci, che sono le principali responsabili della disfatta, sono stati difficili ma sinceri e abbiamo provato sul serio a verificare un'inversione di tendenza in grado di prefigurare una ripartenza, un nuovo inizio della sinistra. Quelle forze, però, non hanno voluto fare lo sforzo di un cambio di passo, preferendo la continuità, anche simbolica, e l'alleanza con forze ancora più moderate.
La lista presentata si colloca così in piena continuità con la storia governista di Pdci e Prc, prefigurandone una fusione tutta simbolica, in assenza di una vera strategia per la costruzione di una nuova sinistra anticapitalista che faccia i conti con il passato e con il futuro. Così non è del tutto casuale o episodico che la lista abbia come testimonial gli ex ministri dei governi Prodi e D'Alema. Nessuno può sottovalutare, infatti, il significato di un accordo elettorale che si priva di Franco Turigliatto, che con il governo Prodi ha rotto, e imbarca Cesare Salvi o l'ex "bordoniano" Bruno De Vita.
A noi sembra che non sia questa la strada per ricostruire e rinnovare la sinistra di classe in Italia. Non è questa la strada che Sinistra Critica ritiene utile per rilanciare, al tempo della crisi globale del capitalismo, una sinistra coerentemente anticapitalista, radicata nel conflitto sociale e nei movimenti, indisponibile ai governi con il Pd e il centrosinistra, aperta alle istanze e ai desideri delle nuove generazioni. Non è questa la strada per ricostruire una nuova sinistra di cui c'è un disperato bisogno in questo paese.
Ora si andrà alle europee e per Sinistra Critica si è posta la questione se presentare o meno una propria lista. Abbiamo deciso di non farlo, di non raccogliere le firme - nonostante il successo nella Legge sul Salario minimo che ne ha raccolto 70mila - né di ricercare improbabili adesioni di parlamentari europei. Non perché Sinistra Critica non abbia un progetto da rendere pubblico e da far vivere nella competizione elettorale. Anzi, queste elezioni costituiscono l'occasione di far vivere in Europa la Sinistra Anticapitalista che trova nel Npa francese, nella sua dinamicità e capacità di scompaginare vecchi schieramenti, un esempio efficace di rinnovamento.
Ma in questa situazione, di grande confusione e dispersione di forze, pensiamo non serva un'operazione di propaganda finalizzata alla sola visibilità.
Più utile, invece, lavorare nel medio periodo alla prospettiva che le mobilitazioni di Londra contro il G20 o le mobilitazioni in Francia contro i manager rendono attuale, di una Nuova Sinistra Anticapitalista. Una sinistra davvero nuova, senza riflessi identitari o sterili nostalgie, radicata nel conflitto, alternativa, davvero, al Pd e al centrosinistra oltre che alle destre, in grado di parlare alle nuove generazioni. Tutto questo manca alla sinistra cosiddetta radicale, in particolare ai suoi gruppi dirigenti mossi dal principio dell'autoconservazione.
Non ci presentiamo alle elezioni europee, dunque, ma faremo la “nostra” Campagna centrata sulla Legge per il Salario minimo intercategoriale che è depositata al Senato e che chiediamo venga discussa dal Parlamento con l'obiettivo di dare un aumento di 300 euro a tutti, di istituire il Salario sociale e i minimi previdenziali a 1000 euro, il recupero del fiscal drag e la scala mobile.
Saremo invece presenti alle amministrative dove molti elettori ed elettrici troveranno il nostro simbolo o i simboli di coalizioni ampie e di movimento, come ad esempio a Bologna, chiaramente alternative al Pd, al primo e al secondo turno.
Ma la politica non gira solo attorno alle elezioni e di istituzionalismo qualcuno è già morto. Per questo lavoreremo sul piano del conflitto per costruire Comitati contro la Crisi, sempre più urgenti e necessari, in grado di respingere l'assalto berlusconiano e di Confindustria e di restituire, a partire dalle lotte, la necessaria fiducia a lavoratori e lavoratrici, ai giovani, ai movimenti per i diritti civili e ambientali, al movimento antiguerra, per una nuova stagione di unità e radicalità.

Sinistra Critica - Movimento per la Sinistra Anticapitalista