Giustizia per i morti della Marlane

Il 30 dicembre si è svolta l’ennesima udienza con l’ennesimo rinvio del processo alla Marlane, la fabbrica dei veleni, che ha procurato107 malati e morti a causa di sostanze cancerogene con cui gli operai/e erano a contatto durante lavorazione dei tessuti.
Il rimborso in denaro e le condanne, una volta accertati i fatti, non potranno restituire la vita delle oltre 50 persone che sono morte per aver lavorato in quella fabbrica.
E una storia che si ripete. Fabbriche che vengono insediate con l’aiuto dello stato, creano stragi di innocenti, devastano il territorio e poi spariscono cercando lidi più redditizi. La Marlane sembra sia sbarcata a Brno in Cecoslovacchia.
Rimane il cimitero di fabbriche, dalla Pertusola all’Enichem, a Crotone, alla SIR di Lamezia Terme che hanno saccheggiato città ed interi territori.
In Calabria assistiamo all’emergere di siti altamente inquinati per i rifiuti tossici provenienti da altre parti d’Italia e dall’Europa. La valle dell’Oliva, la vicenda della Jolly Rosso, per ora insabbiata, testimoniano il saccheggio perpetrato sul nostro territorio. Le procure stanno facendo dei timidi passi in avanti, e la commissione parlamentare europea sembra interessarsi alla gravità della situazione. Nei giorni scorsi si è recata a visionare direttamente il degrado ambientale di alcuni siti calabresi come la valle dell’Oliva, Crotone e la Marlane di Praia a Mare.
Nei riguardi della fabbrica della Marlane, insediatasi fin dagli anni ’50 nel territorio calabrese con le sovvenzioni della Cassa per il Mezzogiorno nonostante i tanti morti e malati di cancro, dopo decenni viene istruito il processo, superando ben tre richieste di archiviazione.
La congiunzione fortunata fatta dall’attuale procuratore capo Bruno Giordano e dalla PM Antonella Lauri hanno portato al rinvio a giudizio dei capi e capetti della fabbrica della Marlane, da Pietro Marzotto al sindaco di Praia a Mare Carlo Lomonaco. In tutto tredici sono gli imputati.
La manifestazione ad Amantea del 24 ottobre del 2009, dove parteciparono oltre 30 mila persone, per chiedere la verità sulle navi dei veleni, portò nelle sue rivendicazioni , anche la questione della Marlane e certamente rappresentò una spinta per il procuratore capo Bruno Giordano per la riapertura dell’inchiesta .
La vicenda della Marlane, emblematica per come si distruggono vite umane e territorio in terra calabrese, viene ripercorsa da Francesco Cirillo, media-attivista ed ambientalista del tirreno casentino e da Luigi Pacchiano, operaio della fabbrica, affetto da carcinoma alla vescica, nel libro Marlane: la fabbrica dei veleni. Così scrive Cirillo nella sua prefazione Questo gruppetto di lavoratori, soli, aggrediti dai sindacati ufficiali dai politici tutti, invisi a parte della cittadinanza compreso il sindaco, colpevolizzati di far chiudere la fabbrica con le loro denunce e far perdere il posto di lavoro a centinaia di padri di famiglia, chiedevano a noi un aiuto. E noi ci mettemmo a disposizione”.
Il libro ripercorre, così, la lotta decennale, i protagonisti, il vissuto delle famiglie chiamate a rompere il muro di omertà e di assoggettamento. Un interessante lavoro editoriale che mette insieme tutte le microstorie, i documenti, le perizie, gli articoli di giornale, le interviste, partendo dalla nascita del Gruppo Rivetti–Marzotto negli anni Cinquanta, fino alla sentenza di rinvio a giudizio nello scorso novembre”
Dopo la recente udienza, i familiari delle vittime, i rappresentanti della rete difesa del territorio “Franco Nisticò” , come sempre presenti per il sit in davanti al tribunale, indispettiti per l’ennesimo rinvio questa volta al 24 febbraio, che porterà probabilmente alla prescrizioni di alcuni reati, pensavano ad una iniziativa forte che potesse scuotere l’opinione pubblica.

Cosenza 29/12/2011
Coord. Calabrese Sinistra Critica

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