DOPO LO SFOGO DI Kocijancic, QUALCHE CONSIDERAZIONE SU RC
Considerazioni sullo stato di Rifondazione Comunista
Fa piacere sentire (Il Piccolo di Venerdì 23) che il segretario provinciale di Rifondazione Comunista tenti di preservare e rilanciare quella che è stata la forza e la credibilità di quel partito.
Le tristi vicende di questi ultimi anni, dalla svolta a destra del partito in senso “governista” all’espulsione di Franco TURIGLIATTO, unico senatore del PRC a votare contro la guerra in Afghanistan (espulsione dalla quale ha preso il via la costruzione di Sinistra Critica), alla debacle elettorale della scorsa primavera, alla ultima attuale scissione di buona parte di quello che è stato – negli ultimi anni – il gruppo dirigente del Partito, richiedono ai militanti e dirigenti che rimangono, uno scatto di orgoglio per tentare di salvare quello che resta in credibilità e tradizione a questa organizzazione.
Lo richiedono innanzitutto le battaglie future contro la crisi economica, la condizione salariale di milioni di lavoratori, le minacce di guerra e chiaramente contro il Governo Berlusconi.
Non creda però Kocijancic di poter salvare il PRC “in una provincia sola” ovvero senza badare a quella che è la situazione nazionale, soprattutto in termini di credibilità.
Come da lettera nazionale allegata, riteniamo che oggi la situazione del PRC sia gravemente compromessa e che sia arrivato il momento per la costituzione di un nuovo soggetto anticapitalista, le cui basi vanno decise insieme con pari dignità fra tutte le componenti interessate, in particolare coloro che non hanno mai rinnegato la loro matrice comunista.
La sopravvivenza del PRC ed in generale di una presenza di una sinistra anticapitalista dipenderà da questo; in questo senso Sinistra Critica non si sottrarrà alle proprie responsabilità.
Questo non significa che nulla possa essere fatto a livello locale. Non basta però rilanciare il tesseramento od inveire sugli errori del governismo a livello nazionale. Anche a livello locale molti errori sono stati fatti.
A cominciare dalla partecipazione alla giunta Illy, fino ad una accondiscendenza generalizzata alle giunte di centro sinistra nella nostra provincia e nella nostra Regione.
In previsione della prossima tornata elettorale, quale saranno le alleanze del PRC in Regione? Ci ritroveremo alle solite scene surreali viste in altre zone di Italia del tipo “contro il PD ma con Soru”?
Trieste, 24/01/09
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Riportiamo l'articolo comparso sulla stampa locale con le considerazioni del segretario provinciale del PRC:
Il Piccolo 23/01/09
Iscritti dimezzati per Rifondazione
La flessione in sette anni, ma la scissione dei «vendoliani» non attecchisce
Un’emorragia di iscritti - quasi dimezzati in sette anni - e una difficile situazione finanziaria, che costringe il partito a quadruplicare il costo della tessera. «Rifondazione comunista è in crisi». Lo ha detto, a denti stretti, ma senza nascondersi dietro giri di parole, il segretario provinciale Igor Kocijancic, ieri mattina nella sede di via Tarabocchia.
Un invito a deporre le armi? Nient’affatto. Il Prc ci crede e rilancia: «Vogliamo rinnovare il partito dalla base, con i nostri valori e i nostri simoboli». L’«anno zero» a Trieste del partito di Paolo Ferrero comincia da subito: domani e dopodomani, infatti, si svolgerà la campagna tesseramento per il 2009, con cui la dirigenza intende rimpolpare le fila (e le casse) del partito.
Le sorprese, per gli iscritti, quest’anno non mancheranno. A partire dal prezzo minimo della tessera: 40 euro, al posto dei tradizionali 10 (la cifra scende a 20 euro per giovani, studenti, disoccupati e pensionati con la minima). «Ci rendiamo conto che la notizia non piacerà a nessuno, soprattutto in questo momento di crisi, ma - ha spiegato Kocijancic - dobbiamo farlo a causa della grave situazione finanziaria. Dal prossimo anno non godremo più dei finanziamenti pubblici. E poi abbiamo subito forti perdite di iscritti».
Come affermato da Kocijancic, accompagnato da Arianna Kozmann e Giorgio Vesnaver, rispettivamente tesoriera e responsabile dei circoli territoriali per la Federazione provinciale, la questione è prevalentemente numerica: di rifondatori, nel 2001, ce n’erano 713; oggi sono appena 411. Perché così tanti non hanno rinnovato la tessera? «I motivi sono tanti - ha aggiunto il segretario provinciale - Probabilmente la corsa forsennata al governo degli ultimi anni ci ha fatto pagare un bel prezzo. Eliminare il nostro simbolo alle ultime elezioni, sostituendolo con un arcobaleno, è stata una scelta sbagliata».
Ma l’intenzione del Prc triestino è comunque quella di continuare con le battaglie. «Ci saranno vertenze puntuali contro la legge 30 sul lavoro precario, ma anche per il blocco delle morosità. Indiremo anche una campagna per l’individuazione di meccanismi simili alla scala mobile, a tutele del potere d’acquisto dei lavoratori».
Problemi interni e problemi esterni. Durante l’incontro di ieri c’è stato spazio per affrontare vari nodi dolenti. Primo: le defezioni in seno al partito. Il terremoto Vendola, infatti, si porterà dietro qualche vittima anche qui. «Se in realtà come Pordenone la mozione di Nichi Vendola ha raccolto oltre il 50 cento dei consensi - ha affermato Kocijancic - a Trieste l’incidenza è stata molto bassa. Sono solo due gli ”scissionisti”; uno di loro uscirà dal partito, mentre l’altro manterrà la tessera, ma senza più far parte del direttivo. Si tratta comunque di eventi dolorosi: il Prc, in 18 anni di vita, ha visto sette scissioni». Sul fronte esterno, invece, i rapporti con Pd e Idv non sembrano andare meglio. «Il centrosinistra di una volta non esiste più - ha concluso Kocijancic -. E le distanze con il Pd aumentano. In futuro ci limiteremo a condividere eventuali battaglie comuni, come abbiamo fatto ad esempio con i dipietristi sul lodo Alfano». (e.c.)






