Convochiamoci per una radicale opposizione
Dal Manifesto del 28 agosto
di Salvatore Cannavò*
La durezza degli attacchi del goveno alle condizioni di vita di
lavoratori e lavoratrici, precari, donne, migranti è del tutto
evidente. Le varie manovre non solo non hanno mai avuto una finalità
sociale, ma si sono incaricate sempre di ridurre diritti acquisiti e
di peggiorare il futuro di milioni di lavoratori e lavoratrici.
A tutto questo l'opposizione parlamentare non dà alcuna risposta
mentre il sindacalismo concertativo o è complice oppure sogna
un'improbabile ritorno alla concertazione come si desume dal dibattito
sulla contrattazione di secondo livello.
Non stupisce quindi se il governo è indisturbato nel suo tentativo di
far pagare la crisi ai ceti popolari utilizzando l'arma, infame, del
razzismo istituzionale per gestire le contraddizioni: le scorribande
della Lega stanno a testimoniarlo.
Tra le forze della sinistra di classe, diversamente collocate, non ci
sembra ci sia divisione su questo. C'è difficoltà invece a elaborare
una risposta unitaria che vada oltre i differenti, e
legittimi,progetti politici e che sappia mettere in valore le diverse
forze organizzate per coagulare una massa critica adeguata ai tempi.
Il problema è che a valle della sconfitta ci si blocca a difesa dei
rispettivi progetti politici invece di cimentarsi con una genuina e
libera unità di classe su temi che stanno davanti a tutti: la crisi
economica, l'emergenza razzismo, gli attacchi alle donne e l'omofobia
galoppante, la devastazione ambientale, lo sperpero di «beni comuni»,
la guerra.
L'organizzazione della manifestazione antirazzista - prevista per il
prossimo 17 ottobre - costituisce certamente un passo positivo, da
sostenere con forza ma, anche per rafforzarne l'efficacia, possiamo
andare oltre.
L'esperienza dell'Innse, in cui una forte resistenza operaia ha
dimostrato che si può costruire una via d'uscita a sinistra, sia pure
parziale, alla crisi, è là a porci il problema della nostra efficacia
collettiva.
Per questo è giunto il momento di lasciare sullo sfondo le diverse
progettualità politiche - la nostra è quella di una sinistra
anticapitalista durevole - o il problema delle elezioni per dare
invece risalto a una risposta contro la crisi e il razzismo in primo
luogo.
Per questo - come Sinistra Critica - abbiamo proposto di autoconvocare
le forze della sinistra politica, sociale e sindacale, senza
esclusioni (l'appello è su www.sinistracritica.org) in un appuntamento
senza primogeniture né esiti predefiniti.
Un tentativo di smuovere le acque e il torpore di una sinistra
sconfitta dai suoi errori ma che deve necessariamente riprendere
parola per difendere diritti, strappare conquiste, sostenere il
protagonismo necessario di lavoratori e lavoratrici, precari, giovani,
migranti.
Una unità sociale e politica, quindi, misurata sul grado di efficacia
sociale che saprà mettere in campo avendo come obiettivo non
postponibile, l'opposizione a un governo indecente.
* Sinistra Critica






