CHANGE IN TUNISIA - UNO SGUARDO DA VICINO SUL PROCESSO RIVOLUZIONARIO

la rivoluzione è possibile

A mesi di distanza dallo scoppio delle rivoluzioni arabe, durante il seminario nazionale di Sinistra Critica, è nata l'idea di una delegazione che visitasse la Tunisia per documentare la situazione che sta vivendo quel paese, fare autoformazione sul campo e stringere relazioni politiche. Questa delegazione che si è formata nel corso dei mesi si trova attualmente a Tunisi in occasione delle elezioni per l'assemblea costituente che si svolgeranno domenica 23 Ottobre.

Il progetto è quello di osservare per capire, di girare tra la gente, di fare interviste a soggetti politici e ad organizzazioni della società civile, di respirare l'aria di un paese che ha vissuto un momento rivoluzionario e che ora si appresta a gestire e difendere la libertà acquisita. Si è pensato in particolare a produrre un video-documentario come strumento per raccontare e condividere impressioni, dubbi e problematicità. Questo documentario, seppur in forma narrativa, si pone infatti delle prospettive politiche non limitandosi a svolgere il ruolo di mero report.

Già dai primi giorni di viaggio emergono molteplici complessità, di diversa natura e quindi difficilmente sintetizzabili in un unico dibattito.

Siamo di fronte alla prima campagna elettorale democratica in cui numerose ed eterogenee soggettività - si tratta di più di 150 liste - hanno avuto la possibilità e la necessità di esprimersi. Le realtà in campo sono espressione della società civile, di pezzi del sindacalismo o forze politiche organizzate, di cui alcune successive all'apertura dello spazio politico mentre altre sono più o meno eredità del regime. Di conseguenza si è di fronte ad un quadro politico non anallizzabili semplicemente, specie attraverso le categorie politiche occidentali. Le liste si possono suddividere in quelle preesistenti alla rivoluzioni, in quelle che erano clandestine e quelle completamente nuove. Le ideologie variano lungo diversi assi: le questioni sociali ed economiche, le ideologie politiche e le identità religiose.

Ciò è anche frutto delle dinamiche della fase rivoluzionaria in termini di rapporti di forza, di protagonismo e organizzazione. E' soprendente rendersi conto della radicalità e della determinazione espressa da gran parte della popolazione nonostante il silenzio - se non addirittura il freno - dei partiti e dei sindacati. I partiti, anche quelli all'opposizione legale durante il regime di Ben Ali, non hanno partecipato alla rivoluzione, mentre il sindacato è stato determinante da quando i suoi militanti di base hanno costretto all'azione la dirigenza vicina allo stesso Ben Alì. Inoltre, appare difficile -ma anche molto interessante e importante - capire le pratiche di autorganizzazione con cui si è strutturata la rivolta e cosa sia sedimentato dopo. Molto si è dato a partire dal protagonismo di singoli, militanti di base, giovani, donne e lavoratori. Così, queste elezioni, diventano anche un modo per pesarsi politicamente ed avere per la prima volta un'idea dei rapporti di forza, rischiando però di incanalare il dibattito della campagna più sulle elezioni che non sulla costituzione che ne verrà fuori.

La complessità e le contraddizioni di queste elezioni però non oscurano il valore di quella che è stata una delle principali vittorie del movimento: poter riscrivere democraticamente il patto sociale.

Ma il vero lavoro comincia il 24!

La Tunisia non sfugge nè alla crisi nè all'oppressione del debito, anzi eredita entrambi da un sistema coloniale che si è sovrapposto allo sfruttamento delle imprese straniere e multinazionali. Molta dell'agibilità reale nello spazio politico tunisino dipenderà anche da questo, da quanto la libertà politica verrà utilizzata per mettere in discussione le dinamiche economiche e da quanto questo sarà davvero possibile.

C'è già un accordo tra i maggiori partiti e gli organismi del sistema finanziario internazionale per non intaccare le vecchie politiche neoliberiste, gli accordi internazionali e il posizionamento della Tunisia nel mercato globale.

Ma quello tunisino è un popolo che ha già fatto una rivoluzione, che in essa ha riposto mille speranze di libertà ed emancipazione e che - speriamo - difficilmente se le farà scippare.

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