Bari. Diritto alla casa e politiche abitative?

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BARI. DIRITTO ALLA CASA E POLITICHE ABITATIVE?
SOLO GRAZIE ALL'AUTORGANIZZAZIONE E AL CONFLITTO SOCIALE!

In questi giorni aumentano le denunce di bivacco delle famiglie accampate in centro e che lanciano un “grido” di civiltà affinché si trovi una soluzione.
Ma l’incapacità dell’amministrazione comunale riguardo l’attuazione di reali e concrete politiche abitative non è circoscritta a questa singola ed ennesima emergenza.
Come è successo in altre circostanze, anche questa volta, non si è stati in grado nemmeno di provvedere a una soluzione tampone. D'altronde l’emergenza abitativa a Bari non è scoppiata nelle ultime settimane. E’ un problema che ormai si trascina da tempo ed è apparsa agli occhi della città da più di un anno come un fulmine a ciel sereno: da quando si sono susseguite diverse occupazioni per il diritto alla casa, dal Ferrhotel all’ex scuola Socrate da parte di migranti rifugiati politici, alla palazzina di via Beltrani dove vivono da qualche mese dei nuclei familiari baresi colpiti dalla crisi e dalla perdita del posto di lavoro.

A cambiare la politica cittadina non sono bastate tutte queste dimostrazioni, il più delle volte pacifiche, umili, senza arroganza e volontà di sopraffazione nei confronti di altri; volte semplicemente a sfuggire la notte dalla strada o dal mendicare un tetto dove dormire. Di fronte a un grido di dignità di queste persone, l’amministrazione comunale è rimasta sorda, chiusa nel suo fortino.
Anzi, nel frattempo il Sindaco in prima persona ha trovato il tempo per attaccare di fronte a un computer i netturbini; lavoratori che la mattina si alzano alle 3 per andare a lavorare e che hanno tutto il diritto a fermarsi per qualche minuto di pausa. Ha trovato il tempo per dire che i suoi assessori sono inutili, quando lui stesso li ha nominati. Il tempo per fare l’azzeccagarbugli con il Prefetto o per recarsi al C.a.r.a. per mettersi una finta medaglia durante l'arrivo dei tunisini, quando tutti sanno che la gestione della struttura di prima accoglienza di Palese non è di competenza del Comune. Ha trovato il tempo e anche milioni di euro per finanziare i soliti noti imprenditori edili per costruire parcheggi, garanzia a Bari di consenso elettorale.

Però il Sindaco e la sua Giunta non hanno avuto nemmeno qualche giorno di tempo negli ultimi anni per contattare gli uffici competenti, disporre una cernita immediata di tutte le proprietà comunali, provvedere a ristrutturarle e/o revisionarle per permettere a diversi nuclei familiari una sistemazione abitativa. Non si tratta di andare a riformulare il bando piuttosto che la graduatoria per l’assegnazione delle case popolari. Un sindaco, se realmente ha la volontà politica e la dignità, dopo sette anni di governo della città, di iniziare almeno ad avviare delle politiche abitative serie ed efficaci, perché non interviene? Cos’altro deve accadere a Bari per dare delle risposte strutturali e non sporadiche all’emergenza abitativa?

Se oltre 150 persone, tra migranti e non, oggi a Bari dormono sotto un tetto, al Ferrhotel, all’ex-Socrate e in via Beltrani, e non in una tendopoli, questo è solo grazie all'autorganizzazione e alla tenacia di queste persone, che subito, senza farsi prendere in giro dal politicante di turno, si sono accorte dell’incapacità politica del “palazzo” comunale a risolvere i problemi sociali ed economici che attanagliano anche la città di Bari.
L’inquilino del Comune preso da altri interessi, assorbito dallo schermo di un computer, come se maneggiando facebook fosse in grado di risolvere i problemi abitativi, lavorativi, urbanistici di questa città, meriterebbe semplicemente uno sgombero dal Palazzo di città.
D'altronde non sorgerebbe nessun problema abitativo. Non solo saprebbe dove dormire la notte, ma un’altra sistemazione istituzionale la troverebbe in un batter d’occhio!

Unione Inquilini Bari - http://www.unioneinquilini.it/index.php
Sinistra Critica Bari - http://www.sinistracritica.org/bari