Appello per una mobilitazione contro il summit dei Ministri degli esteri del G8 Trieste 25-27 Giugno

Viviamo nella crisi, donne e uomini di tutto il mondo.

Crisi ambientale, climatica, alimentare, finanziaria, economica, migratoria, energetica.

Crisi che non abbiamo né voluto né prodotto ma che dilaga nella vita di tutte e di tutti. Per decenni, giorno per giorno, con ostinata cecità (..o con criminale consapevolezza? ) è stato raccontato che la produzione ed il consumo selvaggi erano la soluzione di ogni cosa.

Ciò che hanno prodotto è la corsa al disastro climatico e ambientale, la più grande crisi economica e i più feroci squilibri sociali nel mondo che si possano ricordare: questa crisi svela alla fine il fallimento delle teorie della crescita e del consumo ripetuta come un mantra ed accettata come un'ideologia.

E così ricopro la mia nuda perfidia con antiche espressioni a me estranee

e rubate ai sacri testi e sembro un santo quando faccio la parte del diavolo

(Riccardo III)

Il G8 è emanazione diretta dei governi e delle organizzazioni internazionali che di questa crisi sono architetti ed artefici.

Non siamo più disposti a seguire il suono dei pifferai e innanzitutto gridiamo forte che le decisioni sui destini del mondo non possono essere prese da un gruppo di tragici incuranti pagliacci che partono dagli interessi economici e strategici di una ristretta cerchia di potenze economiche e militari: i summits dei G8 sono illegittimi per manifesta fraudolenta colpevolezza dei partecipanti.

Nascondi ciò che sono e aiutami a trovare la maschera più adatta alle mie intenzioni

(La dodicesima notte)

…. Se non fosse chiaro … ribadiamo :

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La necessità del ritiro delle forze armate occupanti dall'Afghanistan, denunciando il pieno e criminale coinvolgimento del Governo italiano nelle operazioni di guerra.
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l'assurdità delle politiche di riarmo che sottraggono fondi ai servizi sociali: quante scuole, quanti ospedali potrebbero funzionare con i 14 miliardi di euro che serviranno a pagare 130 aerei F35? quanto potrebbero tradursi in politiche di sostegno al reddito in tempi di crisi economica, cassa integrazione e licenziamenti in massa di precari? Possiamo allora accontentarci dello stanziamento di soli 5 miliardi per la ricostruzione dell'Aquila?
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l'inutilità delle basi militari, nuove o già funzionanti (NATO o USA), che sostengono il riarmo e le logiche di guerra come possibile “uscita dalla crisi”
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l'insostenibilità delle politiche migratorie europee: il respingimento delle migrazioni, le politiche di sicurezza che fanno convergere sull’immigrato, sul diverso, sull’emarginato, il senso di paura e smarrimento della gente, a causa della crisi economica che altri hanno provocato; il trattato Italia-Libia che ripropone in chiave neocolonialista l’internamento di migliaia di uomini e donne che fuggono dalla miseria e dai conflitti
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la solidarietà al popolo palestinese sotto assedio e sotto il rischio costante di essere annientato dalle politiche sioniste e coloniali
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l'indecenza e l'immoralità di indire il summit dei “grandi 8” all'Aquila, predisponendo un carosello del pietismo mentre la popolazione aquilana vive da mesi all'interno di tendopoli-lager dove nemmeno la cioccolata ha diritto d'accesso

Intelligenze meno profonde delle Loro – o interessi meno corrotti – non riuscirebbero a comprendere come 70.000 uomini in Afghanistan possano militarizzare un territorio per evitare una guerra civile e non riuscire nemmeno a bloccare i convogli di armi e munizioni che a quella guerra sono necessari.

Intelligenze più modeste immaginerebbero che sarebbe più semplice rintracciare i nomi dei produttori di armi e chiedergli poco cortesemente di cessare i loro affari in Afghanistan. Non dovrebbe essere difficile: gli scontrini sono gli stessi dei fornitori degli “eserciti di pace”.

Intelligenze più umane e meno aliene immaginerebbero che la libera realizzazione della propria felicità sarebbe il migliore antidoto alla tentazione di prendere una cintura esplosiva o un mitra e vestirsi da terrorista o guerrigliero.

Dal 25 al 27 giugno tutta Trieste si fermerà per il summit, per i vertici e per i party mondani di Hillary Clinton e Frattini al Castello di Miramare; una soffocante zona rossa invaderà tutta la città, anche i 10 Km di lungomare barcolano.

E’ necessario un segnale di resistenza al summit ed alle sue kermesse, un segnale che si leghi alle mobilitazioni alle quali abbiamo assistito in queste settimane contro i G8 “parziali” svoltisi a Roma, Torino, Lecce, che si leghi alla grande ed esemplare lotta dei vicentini contro la base USA ed alla manifestazione nazionale che si sta preparando in quella città per il 4 Luglio.

Facciamo perciò appello a tutte le forze sociali, ai singoli, alle altre associazioni, per un presidio il giorno venerdì 26 giugno a Trieste via delle Torri dalle 19.30 per manifestare contro il vertice e a favore di vere politiche internazionali di solidarietà e di pace.

RETE NO G8 – TRIESTE

aderiscono per ora...

Ass. Senza Confini – Brez Meja, ASUD.FVG, CISDA (Coordinamento Italiano Sostegno Donne Afghane), Cobas Scuola Trieste, Rete Artisti Contro le Guerre, Sinistra Critica FVG, Spazi Sociali, Unione degli Studenti, Tavola della Pace FVG.