Alla Sapienza prove generali di Stato di Polizia
Occorre una nuova unità delle lotte per non pagare la loro crisi e respingere la repressione
Circondati da tre lati e caricati selvaggiamente. E’ questo il comportamento avuto stamattina dalle forze di polizia, evidentemente ben istruite da Prefettura e Ministero degli Interni, per impedire qualsiasi tipo di manifestazione degli studenti nel giorno dello sciopero nazionale dei lavoratori della Conoscenza indetto dalla Cgil. Un fatto gravissimo e inedito, una determinazione e una violenza che evidentemente mira ad avvertire chiunque intenda ribellarsi agli effetti sociali della crisi. Non solo la crisi è gestita aiutando banche e imprese ma chi ne paga le conseguenze, e decide di protestare, deve essere zittito anche con la forza. Se non è la polizia sono i fascisti, come avviene sempre nelle università romane, o viceversa.
Al di là della nostra naturale solidarietà agli studenti, quello che serve ora è rendersi conto della situazione e unire al massimo tutte le energie: gli studenti in lotta, i sindacati di base, la stessa Cgil, le forze della sinistra non possono più stare ognuno nel proprio recinto ma occorre un salto di qualità nell’unità delle mobilitazioni e nella costruzione di Comitati anti-crisi e anti-repressione. “Non vogliamo pagare la loro crisi” è lo slogan che gli studenti dell’Onda hanno creato e messo a disposizione di altri soggetti e altre lotte. Oggi questo slogan deve permeare una nuova unità dal basso in grado di contrastare e reagire anche agli evidenti tentativi di repressione del conflitto. Se non vogliamo pagare la loro crisi occorre una vertenza generale e unitaria per il salario, il reddito, contro i licenziamenti, per i servizi pubblici e contro ogni tentativo di imbavagliare le lotte e i movimenti.







