AL FIANCO DEI LAVORATORI di FINCANTIERI per un salario certo ed un lavoro sicuro

Trieste 22/05/09: Volantino distribuito alla manifestazione nazionale FIOM dei lavoratori gruppo Fincantieri

AL FIANCO DEI LAVORATORI di FINCANTIERI
per un salario certo ed un lavoro sicuro

Sinistra Critica esprime la sua più piena solidarietà ai lavoratori e alle lavoratrici del gruppo Fincantieri in lotta per ottenere un contratto integrativo che comprenda degli avanzamenti salariali certi e che aumenti i diritti e le tutele.

L'accordo firmato il 1 aprile da FIM e UILM lega completamente gli aumenti a incrementi della produttività. Il raggiungimento degli obbiettivi fissati è però in gran parte subordinato alla capacità manageriale, agli investimenti tecnologici e all'andamento del mercato e quindi questo accordo equivale a dare all'azienda il potere unilaterale di decidere e modificare i livelli salariali.
Inoltre la creazione della “commissione di efficienza e programma” composta pariteticamente da rappresentati dell'azienda e delle RSU con il compito di verificare il raggiungimento degli obbiettivi e quindi dell'entità degli “eventuali” aumenti svela il vero obbiettivo dell'accordo: il pieno recepimento del patto siglato tra CISL e UIL e Governo e Confindustria il 22 gennaio 2009.
Quel patto mira a trasformare le organizzazioni sindacali da strumenti di difesa dei lavoratori a strumenti di mera concertazione al servizio allo stesso tempo di aziende e lavoratori, portando a compimento un percosso iniziato da tutto il sindacato confederale con gli accordi del luglio '93 e che hanno determinato in questi 16 anni un netto deterioramento dei diritti e dei salari di tutti i lavoratori di questo paese.

Per questo respingere l'accordo integrativo firmato da FIM e UILM per il gruppo Fincantieri sarebbe un segnale importante per tutti i lavoratori italiani. In questo senso non possiamo che appoggiare la richiesta di un referendum che certifichi la reale volontà dei lavoratori.

Riteniamo inoltre positivo che la piattaforma della FIOM inizi ad affrontare (anche se con molto ritardo) il tema degli appalti esterni da ormai vent'anni utilizzati dall'azienda per dividere i lavoratori e livellare verso il basso garanzie e salari. Si tratta probabilmente del nodo centrale da risolvere all'interno del gruppo per ridare forza alle istanze dei lavoratori e aumentare i livelli di sicurezza paurosamente deteriorati. L'obbiettivo, però, non può che essere la totale reinternalizzazione di tutte le lavorazioni ora appaltate!

E' infine necessario essere coscienti che questa lotta potrebbe essere il prologo di una più ampia.
I numeri della crisi economica, ogni giorno peggiori, smentiscono l'ottimismo di Berlusconi e dei suoi ministri. Il prolungarsi della crisi inizia già a mettere in dubbio il portafoglio ordini e quindi in futuro il mantenimento dei livelli occupazionali e dei siti produttivi. Ritenendo la cantieristica uno dei settori strategici dell'industria nazionale è necessario porre già ora la richiesta di un intervento dello Stato. Ad esempio l'attuazione al progetto delle “autostrade del mare” porterebbe importanti benefici in termini di spostamento del traffico su gomma e di nuove commesse.

Dobbiamo però essere coscienti di due elementi: il governo non interverrà senza una nuova vertenza e una nuova lotta. Non è pensabile un futuro nemmeno per Fincantieri in un paese produttivamente e tecnologicamente desertificato dalla crisi.
E' quindi fondamentale sviluppare comitati unitari anticrisi quali strumenti di coordinamento con i lavoratori di altre aziende e gruppi che già ora subiscono licenziamenti e cassa integrazione per organizzare una risposta unitaria in grado di impedire che la crisi sia pagata unicamente dai lavoratori e non da coloro i quali l'hanno generata: banche e imprese.